Borrani Odoardo, La Cappella dei Pazzi; Il chiostro di Santa Croce a Firenze
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1.885 - 1.887; acquerello su carta
cm. 64,5 x 49
Firmato in basso a sinistra: "OBorrani". Sul verso, sulla carta, in basso a sinistra a matita: “OBorrani La Cappella dei Pazzi”
Inventario: AH02012AFC
Provenienza: Finarte, asta 515, Roma, 29 ottobre 1985; Roma, Collezione Istituto Bancario Italiano (fino al 1991)

L’opera proviene dalla Collezione Istituto Bancario Italiano (IBI) dove entra per acquisto dal mercato antiquario. Raffigura il “Primo chiostro” annesso alla basilica fiorentina di Santa Croce sul quale si affaccia la Cappella Pazzi e riprende il punto di vista, sebbene collocato sul lato opposto del chiostro, di un disegno conservato agli Uffizi. Una simile veduta è inoltre presente nel Chiostro di S. Maria Novella, tela appartenuta fino al 1928 al collezionista fiorentino Enrico Checcucci, mentre ad acquerello è eseguito l’Interno di Santa Croce (collezione privata) che, datato 1887, permette di definire il periodo di esecuzione anche della nostra opera.

La veduta prospettica è animata in primo piano da un frate che sembra sostare in preghiera: poco distante da lui, su una delle lapidi murate lungo i lati del chiostro, si nota una corona con la scritta “Mia madre”.

La basilica di Santa Croce era in questi anni e per lunga tradizione luogo di sepoltura sia di uomini religiosi che di personaggi laici, tra i quali artisti, scienziati e letterati ricordati da Ugo Foscolo nei Sepolcri. Non solo all’interno della chiesa ma anche lungo le pareti del chiostro, detto non a caso “dei morti”, si trovavano lapidi e monumenti funebri; questi ultimi furono in gran parte rimossi durante i lavori di restauro che nel 1869-1870 portarono all’abbattimento dell’edificio che univa la chiesa al refettorio, dividendo lo spazio del primo chiostro.

Il restauro del complesso conventuale proseguì anche negli anni seguenti e ne troviamo testimonianza nella stessa opera di Borrani che, nel descrivere fedelmente la facciata della cappella, non trascura l’intervento di restauro in corso: in corrispondenza dell’ultimo pilastro a sinistra si distinguono infatti dei contrafforti in legno, probabilmente qui collocati in vista del consolidamento della struttura. L’attenzione al dato reale caratterizza l’intera produzione di Borrani che, dai dipinti giovanili concepiti durante il felice sodalizio con gli artisti macchiaioli, prosegue le proprie ricerche sempre nell’ambito della pittura dal vero anche nelle opere più tarde dove ai brani di paesaggio si alternano vedute di monumenti.

 

Fonti:Archivio Fondazione Cariplo, Pratiche Ex IBI. Opere d'arte. Fald. 1/2, scheda carico opere d'arte IBI n. 1256

Bibliografia

Dipinti del XIX secolo, Asta 515, Finarte, Roma, 1985, n. 208, p. 71, ill. (Il chiostro di Santa Croce a Firenze);
Paola Zatti, Odoardo Borrani, Il chiostro di Santa Croce a Firenze, in Sergio Rebora, a cura di, Le collezioni d’arte. L’Ottocento, Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano, 1999, n. 32, pp. 96-97, ill. p. 96

Laura Casone
 
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