Cattaneo Achille, Veduta dei Navigli
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1.928 - 1.930; olio su compensato
cm. 49,5 x 56,5
firmato in basso a destra: "A. Cattaneo"
Inventario: AI01751AFC
Provenienza: Mantova, collezione Carlo Micheli (nel 1995)

Il dipinto ritrae uno degli scorci più suggestivi del tratto del Naviglio Grande nei pressi della chiesa di S. Cristoforo, complesso architettonico costituito da due edifici affiancati, dei quali quello più antico fu eretto in epoca romanica sui resti di una costruzione precedente e poi ricostruito nel corso del Trecento, mentre l’altro, più recente, risale al XV secolo. La chiesa sorge sul percorso che conduceva da Milano alla Lomellina, in un punto di passaggio strategico nella rete dei vari corsi d’acqua.

Nel dipinto in Collezione la facciata e il campanile gotico fanno da sfondo alla veduta del Naviglio, chiuso tra gli argini, il ponte e il passaggio ferroviario di ferro in lontananza. La condotta pittorica di campiture sintetiche e vibranti di colore e la gamma cromatica ridotta a poche tonalità luminose, in contrasto con le dense ombre scure che definiscono i contorni, ne riconducono l’esecuzione alla produzione tarda di Achille Cattaneo, tra il 1828 e il 1830.

Dell’opera sono note diverse versioni analoghe: il medesimo scorcio ripreso da una visuale diametralmente opposta ritorna nel Naviglio Grande a S. Cristoforo, datato 1924, presentato l’anno seguente alla personale dell’artista allestita presso la Bottega di Poesia. Di quest’ultimo dipinto si conoscono altre due repliche, entrambe apparse alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente: la prima, datata 1928, figurava alla Mostra del Naviglio del 1929, mentre l’altra apparve all’esposizione celebrativa del centenario dell’istituzione del 1986. La stessa inquadratura dell’opera in Collezione si ripete, invece, in un dipinto di dimensioni maggiori recentemente transitato sul mercato antiquario, dove pochi tocchi di giallo e rosso e brevi campiture di verde animano la veduta, ricca di dettagli e caratterizzata da una condotta pittorica più descrittiva.

La pratica di tornare sugli stessi soggetti in numerose repliche e varianti, talvolta per finalità commerciali, era stata ricordata anche da Giorgio Nicodemi nel 1947 nella monografia dedicata al pittore, riconosciuto come erede della grande tradizione lombarda dello studio dal vero che dalla Scapigliatura conduceva fino a Emilio Gola.

Fonti:Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Opere d'arte. Atti d'acquisto ex Cariplo. Fald. 3/3, pratica n. 879 R1024

Bibliografia

Paola Zatti, Achille Cattaneo, Veduta dei Navigli, in Sergio Rebora, a cura di, Le collezioni d'arte. Il Novecento, Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano, 2000, n. 65, p. 94-96, ill.

Elena Lissoni
 
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