Mancini Antonio, Riflessi
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1.918 - 1.920; olio su tela
cm. 189 x 115
Sul verso, sul telaio, due etichette della XII Esposizione internazionale d'arte della città di Venezia con iscrizione a inchiostro: “Antonio Mancini/ Riflessi/ Alfredo Mancini/ Via Parioli 7 Roma”; sulla tela, scritte autografe: “Europa arte pei paesi [...] grigi e neri. Fini artisti e geni immortali ...” (vedi immagine allegata).
Inventario: AH01359AFC
Provenienza: Roma, Collezione Alfredo Mancini (fino al 1920); Collezione C. G. (nel 1920); Milano, Collezione Brusadelli (nel 1922); Finarte, asta 429, Milano, 16 dicembre 1982.
Esposizioni: 1920, Venezia, sala 26, n. 4

Con quest’opera ed altri diciannove dipinti nel 1920 è allestita una mostra individuale di Antonio Mancini all’interno della XII Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia. L’evento riscuote tanto successo di pubblico da veder vendute tutte le tele, tra cui questa in Collezione, acquistata assieme ad altre quindici da un gruppo di anonimi negozianti d’arte. L’artista vi presenta il lavoro svolto durante gli anni immediatamente precedenti: a partire dal 1911 egli attraversa infatti un’intensa stagione artistica ospite a Frascati dell’imprenditore nonché mecenate e collezionista, Fernand Du Chéne de Vère a Villa Iacobini. Nel 1918 rientra a Roma dove vive con la famiglia del fratello Giovanni, il cui figlio Alfredo, primo proprietario del dipinto, conserverà a lungo altre opere dello zio.

La tela reca sul retro un fitto testo autografo manoscritto, con riferimenti religiosi e strali polemici contro il mondo accademico. Quest’uso spregiudicato dell’opera come veicolo di immagini ma anche di memorie ricorre in Mancini, tanto da dar vita, negli ultimi anni, all’Autoritratto: biografia (1929, ubicazione sconosciuta) dove l’effigie del pittore è affiancata da un testo nel quale egli elenca gli amici e i colleghi più cari.

Il dipinto, ambientato in un suggestivo paesaggio boschivo, probabilmente ispirato alla campagna umbra, tra Narni ed Amelia, dove l’artista si reca sovente, nel tema e nel formato trova un confronto in Musica (ubicazione sconosciuta), eseguito nel corso del soggiorno frascatano, mentre la presenza delle giovani modelle nelle quali con ogni probabilità si devono riconoscere le nipoti Enrica e Domenica, colloca l’esecuzione del dipinto dopo il rientro dell’artista a Roma, nel 1918. Un soggetto molto simile per personaggi e ambientazione è anche nell’opera Villeggiatura, esposta assieme ad altre tele di Mancini nel 1921 alla mostra “Arte Italiana contemporanea” organizzata presso la Galleria Pesaro di Milano.

Entro la cornice del bosco, una giovane suona il violino e a lei si rivolge, quasi guidandone l’esecuzione musicale, la seconda figura visibile sulla destra; in primo piano due bambine sembrano guardarsi in uno specchio il cui riflesso è fissato sulla tela. A tale artificio pittorico rimanda il titolo dell’opera: esso allude non senza ambiguità al gioco dei riflessi di luce che animano il dipinto ma anche all’idea di derivazione simbolista che la tela possa essere lo specchio dove rendere visibili le immagini serbate nella memoria.
Attraverso una stesura pittorica caratterizzata da spessi strati di materia e liberissime macchie di colore, Mancini orchestra una composizione che dalla coppia in primo piano, plasticamente definita, procede verso il paesaggio acceso dai bagliori del sole che penetra fra gli alberi ma privo di riferimenti prospettici, tanto che in esso l’immagine della giovane suonatrice sembra un’apparizione onirica più che figura reale.

Dal novembre 2011 l’opera è visibile nell’allestimento delle Gallerie d’Italia a Milano.

Fonti:Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Patrimonio Cariplo, Opere d'arte. Atti d'acquisto ex Cariplo. Fald. 2/3, pratica n. 879 R/589.

Bibliografia

Dodicesima Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia 1920. Elenco completo delle opere vendute, Officine Grafiche Carlo Ferrari, Venezia, s.d. [1920], s.p.;
XII Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia 1920. Catalogo, Casa Editrice d’Arte Bestetti e Tumminelli, Roma-Milano-Venezia, s.d. [1920], n. 4, p. 77, ill. n. 61, s.p.;
Saverio Kambo, Antonio Mancini, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1922, ill. s.p.;
Domenico Varagnolo, Antonio Mancini a Venezia. Date e ricordi, Officine Grafiche Carlo Ferrari, Venezia, 1941, p. 7;
Dipinti del XIX secolo, Asta 429, Finarte, Milano, 1982, n. 145, p. 52, ill.;
Silvestra Bietoletti, Antonio Mancini, Riflessi, in Tesori d'arte delle banche lombarde, Associazione Bancaria Italiana, Milano, 1995, n. 557, p. 290, ill.;
Sergio Rebora, Antonio Mancini, Riflessi, in Sergio Rebora, a cura di, Le collezioni d’arte. L’Ottocento, Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano, 1999, n. 152, pp. 244-246, ill. p. 245;
Elena Lissoni, in Fernando Mazzocca, a cura di, Da Canova a Boccioni. Le collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, Skira, Milano, 2011, n. IX.146, p. 234, ill.

Laura Casone
 
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