opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Feragutti Visconti - Ricordati della mamma

Adolfo Feragutti Visconti   Ricordati della mamma
Adolfo Feragutti Visconti Ricordati della mamma

ADOLFO FERAGUTTI VISCONTI

(Pura, Canton Ticino, 1850 - Milano, 1924)
 

Ricordati della mamma, 1903
olio su tela, 154 x 116 cm fi rmato in basso a sinistra verso il centro: “A. Feragutti Visconti” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. FCIP 0082
Esposizioni: 1903, Venezia, Quinta esposizione internazionale d’arte, n. 20; 1905, Milano, Esposizione di primavera, n. 269; 1999, Genova, Scoperta del Mare, n. 35; 2009, Pavia, Il bacio tra Romanticismo e Novecento, n. 34; 2017-2018, Lodi, L’animo gentile, n. 9.
Bibliografia: Quinta esposizione internazionale d’arte 1903, p. 103, n. 20, ill. p. 9; Esposizione di primavera 1905, p. 39, n. 269; L. Pini, in Scoperta del Mare 1999, p. 222, n. 35, ill.; S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, pp. 155-157, n. 78, ill. (con bibliografi a precedente); Anzani 2008, p. 22; Il bacio 2009, p. 98, ill. n. 34; L. Casone, in Ginex 2011, pp. 24-25; Mater 2015, ill. a p. 335; L’animo gentile 2017, pp. 50-51, n. 9.

Nel 1887 Luigi Bianchi espone alla mostra nazionale di Venezia Addio agli emigranti, certamente visto da Feragutti, che alla stessa rassegna, poche sale più in là, presentava tre opere.
Il soggetto, di drammatica attualità, era stato affrontato in area francese e anglosassone già alla metà del secolo – ricordo almeno Les émigrants di Honoré Daumier, opera plastica di cui erano molto note le diverse versioni eseguite tra il 1848 e il 1851, e Ultimo sguardo all’Inghilterra di Ford Madox Brown, del 1853 – mentre nella produzione d’area italiana compare solo attorno al 1880, in signifi cativa coincidenza cronologica con un progressivo, rapido aumento dell’emigrazione, sia dalle regioni italiane, sia dal Canton Ticino. Gli artisti traducono il disagio, la speranza, l’attesa legate al distacco dal proprio Paese in opere di forte impatto emotivo, tra le quali due delle più precoci sono Torna il babbo, eseguita nel 1883 da Egisto Ferroni, ed Emigranti esposto a Brera nel 1885 da Amerino Cagnoni. Sulla descrizione di porti, moli e banchine dai quali partivano migliaia di emigranti indugeranno invece in tempi e con esiti diversi, con intenzione documentaria o illustrativa, Angiolo Tommasi, Raffaello Gambogi e Arnaldo Ferraguti in opere che condividono l’icasticità del titolo: Gli emigranti. Il tema della sosta e dell’attesa era inoltre già stato trattato anche in scultura dal bresciano Domenico Ghidoni che aveva proposto il gesso grande al vero di Emigranti alla prima triennale di Brera del 1891, dove ottenne il premio Tantardini. E ancora, per aggiungere un altro esempio, Madre di emigranti del milanese Alessandro Vanotti, si aggiudicò nel 1892 il premio del concorso di pittura braidense della Fondazione Canonica. Feragutti si inserisce in questo importante tema iconografi co della pittura di verismo sociale nel 1891, con Una partenza, presentata all’Esposizione artistica Svizzera di Lugano, riprendendo in seguito, più volte, lo stesso soggetto, fi no all’opera considerata defi nitiva, esposta nel 1903 all’Esposizione internazionale di Venezia e oggi dispersa. La tela della Collezione Fondazione Cariplo è invece identifi cabile con una ulteriore redazione del soggetto, presentata alla mostra personale allestita al Teatro Apollo di Lugano nel 1904.
È diffi cile non leggere nella tormentata, sofferta, lunga gestazione dell’opera, ripercorribile nelle lettere inviate dall’artista a un amico, una componente psicologica autobiografi ca: il piccolo emigrante che lascia la terra natale e l’affetto materno è lo stesso Feragutti, per tutta la vita inquieto, diviso tra due patrie.
Lo struggente addio materno a un piccolo e smarrito emigrante, consumato su un molo spoglio di ogni attrattiva aneddotica, è ripreso dal molo di Gandria, paese di emigranti sul lago di Lugano, da dove partivano per la prima tappa del loro viaggio uomini, donne e fanciulli del luogo e dei dintorni, diretti verso l’Italia, ma anche oltreoceano.

Giovanna Ginex

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