opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Tommasi - Turisti nella campagna romana; Visita all’acquedotto

Adolfo Tommasi   Turisti nella campagna romana; Visita all’acquedotto
Adolfo Tommasi Turisti nella campagna romana; Visita all’acquedotto

ADOLFO TOMMASI

(Livorno, 1851 - Firenze, 1933)
 

Turisti nella campagna romana; Visita all’acquedotto, 1877
olio su tela, 36 x 72 cm fi rmato e datato in basso a sinistra: “A. Tommasi 1877” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. A01565AFC
Esposizioni: 2017, Cremona, Lo sguardo sul mondo, n. 30; 2019, Monza, Dal marmo al missile, n. 2. Bibliografia: Dipinti del XIX secolo 1990, p. 92, n. 77, ill. p. 93 (Turisti nella campagna romana); S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, pp. 333-334, n. 229, ill.; L. Casone, in Lo sguardo sul mondo 2017, pp. 86-87, n. 30; L. Casone, in Dal marmo al missile 2019, pp. 30-31, n. 2.

Il dipinto, datato al 1877, è ascrivibile all’ambito della produzione giovanile dell’artista, indirizzata precocemente verso soggetti ispirati alla vita moderna. Dopo il periodo formativo, trascorso presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida tradizionale di Carlo Markò junior, Tommasi infatti frequenta intensamente Silvestro Lega, ospite della sua famiglia nella residenza di Bellariva verso la fi ne degli anni settanta. La conoscenza della pittura di quest’ultimo, che diventa suo maestro di elezione, lo indirizza verso una maggiore attenzione nei confronti del vero allontanandolo dal paesaggismo puro di matrice accademica appreso da Markò. Il dipinto in questione testimonia proprio questo delicato momento di transizione: in un’ambientazione sostanzialmente vedutistica, resa ancor più riconoscibile come tale dalla presenza delle rovine romane, Tommasi inserisce la presenza contemporanea della coppia di giovani sposi, elemento iconografi co di chiara derivazione leghiana. È proprio la compresenza di questi due elementi a rendere il dipinto signifi cativo. Come sottolinea Paul Nicholls, “lo stesso senso di stupore è avvertibile nel rapporto fra le due fi gure e le rovine dell’acquedotto in questo dipinto, una contrapposizione inquietante, quasi metafi sica. Questa sensazione viene suffragata dalla pronunciata prospettiva diagonale caratteristica di molte sue opere del periodo, compreso Il fischio del vapore del 1884, che rimanda l’occhio all’infi nito orizzonte. Non a caso Tommasi ritorna sul tema delle rovine nel Novecento, dipingendo una serie di antiche ville italiane in una vena evocativa che si ricollega a questo dipinto” (P. Nicholls, in Ottocento 1987, tav. alle pp. 184-185). Riferimento quest’ultimo che rimanda alle opere esposte da Tommasi alla personale allestita nel 1920 presso la Galleria Geri di Milano.
Il quadro è stato acquistato nel 1990 all’Asta Finarte 726

Sergio Rebora

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