opere in mostra

Opere in mostra

 

Adolfo Wildt - i pargoli cristiani

Adolfo Wildt    i pargoli cristiani
Adolfo Wildt i pargoli cristiani

ADOLFO WILDT

(Milano, 1868-1931)
 

I pargoli cristiani, 1919
marmo, 22,5 x 25 x 5,5 cm Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, inv. 1700, Collezione Guido Rossi
Esposizioni: 2000-2001, Busto Arsizio, Ottocento Italiano. Da Lega a Wildt, senza catalogo; 2007, Gemonio, Anima Mundi, n. 6; 2015, Milano, Adolfo Wildt, n. 16P; 2017, Forlì, Art Déco, s.n.
Bibliografia: Nicodemi 1931, p. 207; Adolfo Wildt 1989, pp. 87, 91; Mola 1995, pp. 155-156; Anima Mundi 2007, pp. 90-91; O. Cucciniello, in Adolfo Wildt 2015, pp. 152-155; V. Terraroli, in Art Déco 2017, p. 425.

Il piccolo rilievo in marmo raffi gura tre bambini con gli occhi chiusi, intrecciati da rami con frutti e sormontati da una mano. Il marmo è in discrete condizioni di conservazione, nonostante una frattura ricomposta dell’angolo inferiore sinistro. L’opera faceva parte della collezione di Guido Rossi, per le cui vicende si rimanda alla scheda della Concezione (cat. 27a).
L’opera è, come da prassi di Wildt, un ritaglio del grande rilievo Maria dà luce ai pargoli cristiani, esposto con successo all’esposizione di Brera a Milano nel 1918. Giorgio Nicodemi vi riconobbe un’assonanza “alle più leggiadre delizie di scultori toscani del Quattrocento” (Nicodemi 1931, p. 207, e O. Cucciniello, in Adolfo Wildt 2015, p. 154), mentre Margherita Sarfatti ne evidenziò al contrario un misticismo spigoloso e a suo modo crudele: “Così è questo bassorilievo modellato nel candore del marmo con una rigida nitidità di contorni, con un taglio acuto d’ombre e di profi li che accentua plasticamente la dolorosa spiritualità di quel volto e di quel collo esile, e la fi dente fragilità dei pargoletti, quel commovente abbandono degli esseri ignari e indifesi, il qual fa così forte appello alla nostra tenerezza emotiva”. (O. Cucciniello, in Adolfo Wildt 2015, p. 154). Con quest’opera Wildt indaga il tema prediletto della maternità, rilevata, come ben evidenzia Omar Cucciniello, da qualsiasi riferimento terreno e “trasfi gurata in una dimensione allegorica che si nutre di riferimenti iconografi ci ricchissimi e disparati, oscuri ed eterodossi, lontani dalla tradizione iconografi ca mariana” (ivi, p. 155).
Giuseppe Chierichetti, amico di Guido Rossi e comproprietario di casa Berri Meregalli, possedeva uno dei tre rilievi completi che Wildt realizzò, mentre del ritaglio dei tre fanciulli sono note altre tre versioni in marmo: una ai Musei Civici di Forlì, donata da Raniero Paulucci de’ Calboli, e due in collezioni private. Alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro si conservano invece i gessi del rilievo completo e del ritaglio con i Pargoli, donati dagli eredi nel 1990.
Paola Mola ha chiarito la complessa iconografi a del rilievo, che è in parte leggibile anche nel ritaglio: l’Albero della Vita che cresce dal seno della Vergine, e tra i cui rami ondeggiano tre pargoli dalle forme fetali, è non solo un’evidente allusione alla Trinità, ma anche l’Albero di Jesse, unendo il modello medievale della Visione della Vergine con quello rinascimentale della Madonna che rivela il Figlio-Verità, con un doppio riferimento iconografi co alla pittura del Tre e Quattrocento: riprende infatti Il sogno della Vergine di Simone dei Crocifissi (Ferrara, Pinacoteca Nazionale) e la Madonna della quaglia di Pisanello (Verona, Museo di Castelvecchio) (Mola 1995, pp. 155-156; O. Cucciniello, in Adolfo Wildt 2015, p. 155).

Claudio Giorgione

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA