opere in mostra

Opere in mostra

 

Angelo Dall'Oca Bianca - Pescatori di sabbia

Angelo Dall'Oca Bianca   Pescatori di sabbia
Angelo Dall'Oca Bianca Pescatori di sabbia

ANGELO DALL’OCA BIANCA

(Verona, 1858-1942)
 

Pescatori di sabbia, 1884
olio su tela, 71,2 x 110,6 cm fi rmato in basso a destra: “Angelo Dall’Oca Bianca” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH01481AFC
Esposizioni: 1884, Torino, Esposizione Nazionale, n. 648; 1998- 1999, Monza, Luci e colori del vero, n. 62; 2018-2019, Bergamo, L’incanto svelato, n. 68.
em>Bibliografia:Catalogo della Esposizione Nazionale 1884, p. 26, n. 648; A. Ranzi, in Tesori d’arte 1995, p. 245, n. 458, ill.; A. Ranzi, in Luci e colori del vero 1998, p. 129, n. 62, ill.; S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, pp. 140-142, n. 66, ill.; Marinelli 2001, p. 259 (come I sabbiatori dell’Adige), ill. n. 28; Arich 2002, p. 26, p. 30 nota 13 (come Sabbiatori dell’Adige alla “rosta” del Redentore); L’incanto svelato 2018, pp. 100-101, n. 68.

Acquistata nel 1985, l’opera, attualmente conosciuta con il titolo apocrifo Verona, può essere identifi cata in uno dei nove dipinti presentati da Dall’Oca Bianca all’Esposizione Nazionale di Torino del 1884, precisamente in Pescatori di sabbia. L’episodio di lavoro raffi - gurato in primo piano a destra è infatti riconoscibile proprio nel recupero della sabbia dal greto del fi ume, anche se le dimensioni della scena e l’ampio contesto paesaggistico nel quale è ambientata possono indurre a interpretarla come un episodio accessorio. Del resto anche in Colto in fl agrante, esposto alla stessa mostra e oggi conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, l’artista sceglie un titolo di genere per una composizione paesaggistica. Racchiusa ancora oggi nella bella cornice originale, la tela può essere annoverata tra gli esempi più convincenti dell’interesse nutrito da Dall’Oca Bianca nei confronti del naturalismo, sia dal punto di vista linguistico, che da quello dei contenuti. L’artista, che in questi anni spende un impegno quasi esclusivo nell’elaborazione dei temi di genere, elabora forse involontariamente una composizione in cui la fi - gura riveste un ruolo pressoché marginale. Infatti, pur essendo collocati in primo piano, gli episodi narrativi interpretati dalla coppia di pescatori sulla barca e dai monelli che animano il rudimentale pontile appaiono subordinati al vero protagonista della scena, identifi cabile nel panorama di Verona. Il profi lo della città viene delineato da Dall’Oca Bianca con nitida chiarezza, permettendo di stabilire con precisione la zona in cui viene ripresa l’immagine. Si tratta del punto in cui il corso dell’Adige si piega descrivendo un’ansa al di là del Ponte della Pietra; sulla destra è riconoscibile il colle di Castel San Pietro, alle pendici del quale biancheggiano la cupola e il campanile della chiesa di San Giorgio in Braida. Dal gruppo di case sulla riva di sinistra si staglia invece il profi lo del duomo, privo della sagoma odierna del campanile, innalzato soltanto nel nostro secolo. Si conosce del resto almeno un altro dipinto, Ponte Pietra, databile al 1890, che ripropone con qualche variante compositiva la stessa iconografi a. Come è stato osservato, non si può nascondere l’attenzione rivolta dall’artista alla pittura di Guglielmo Ciardi (A. Ranzi, in Tesori d’arte 1995), evidente soprattutto nell’affi nità atmosferica espressa nella resa del cielo e negli effetti di trasparenza e di specchiatura delle acque. Tuttavia il dipinto rivela anche una meno scontata conoscenza degli esiti della pittura di paesaggio lombarda, soprattutto quella di Filippo Carcano, Leonardo Bazzaro e Francesco Filippini. Si noti infatti l’uso di una stesura semplifi cata e contraddistinta da piccole pennellate a tacche, estremamente vibranti alla luce: è probabilmente Bartolomeo Bezzi, originario di Trento, ma operante a Milano fi n dalla fi ne degli anni settanta, a fungere da tramite tra la koinè naturalista lombarda e quella veneta ciardiana.

Sergio Rebora

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