opere in mostra

Opere in mostra

 

Arrigo Minerbi - Fanciulla che ride

Arrigo Minerbi   Fanciulla che ride
Arrigo Minerbi Fanciulla che ride

ARRIGO MINERBI

(Ferrara, 1881 - Padova, 1960)
 

Fanciulla che ride, 1919
marmo di Candoglia, 62,5 x 32 x 32 cm Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, inv. 1714, Collezione Guido Rossi
Esposizioni: 1919, Milano, Mostre individuali di Ugo Martelli e Arrigo Minerbi, s.n.; 2000-2001, Busto Arsizio, Ottocento Italiano. Da Lega a Wildt, senza catalogo; 2016, Monza, Il design prima del design, s.n.
Bibliografia: Bucci 1919, pp. 274-279; Scarpelli 1931, p. 70; Minerbi 1953, pp. 7-67; De Grada 2000, pp. 228, 234, 237; Il design prima del design 2016, p. 16.

Artista schivo, lontano dal mondo delle esposizioni e del mercato dell’arte, Arrigo Minerbi alimentò il suo stesso mito di asceta e scultore isolato, estraneo a qualsivoglia movimento artistico. Nato a Ferrara e formatosi al di fuori dell’accademia, mosse i primi passi nel mondo della ceramica, della decorazione e della scultura prima a Firenze e poi a Genova. Colse i primi successi tardivamente, con la prima mostra personale organizzata nel 1919 presso la Galleria Pesaro a Milano, dove si trasferì: “Avevo 38 anni. Da allora a tutt’oggi, partecipai a 7 Esposizioni delle quali 4 personali in Italia […] e 3 collettive all’estero. Troppo poche per i giovani d’oggi. Troppe per me. Ho sempre avuto un’invincibile avversione alle mostre d’arte” (Minerbi 1953, p. 67).
Il marmo Fanciulla che ride venne presentato proprio in occasione della mostra milanese del 1919. Come di consuetudine in molte opere di questo periodo, Minerbi riquadra il busto della fanciulla con tagli inconsueti, ricordando in qualche modo la prassi wildtiana. Sebbene accostato a Wildt e ritenuto in qualche maniera un suo allievo, Minerbi stesso chiarì il suo rapporto con il grande scultore milanese, che lo aiutò proprio nel 1919, traducendo in marmo il gesso raffi gurante il volto della madre morta per la sua personale presso la Galleria Pesaro: “Comunque (e chiedo scusa a quei critici che mi defi nirono ‘wildtiano’), mi sembra che non occorra un grande acume per riconoscere che l’unica opera ‘wildtiana’ dello scultore Minerbi è appunto questa, eseguita da Adolfo Wildt” (ivi, p. 32). Il corpo fl essuoso della fanciulla, modellato e patinato sfruttando le marezzature del marmo di Candoglia, è da accostare a Mattino di primavera, scultura presentata sia a Milano nel 1919 che in occasione della mostra d’arte ferrarese del 1920 (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Vincenzo Bucci scrisse a proposito di queste due opere recensendo la mostra milanese: “Consideratelo, il poeta, in quel bel torso di giovinetta che è veramente, come Minerbi lo ha intitolato, un Mattino di primavera: schietto, snello, nervoso, compatto. Ha la sodezza elastica delle carni giovani e nelle carni il fremito della giovinezza. Consideratelo in quel rosso marmo di Candoglia, Fanciulla che ride, d’un riso che palpita tutto nella gola levata, nel petto ignudo. Questo amoroso accarezzatore di dettagli ha un suo metodo radicale di eliminarli, i dettagli, quando gli sembrino superfl ui; e mutila audacemente le sue statue, costringendovi a concentrare tutta la vostra attenzione nella parte ch’egli giudica essenziale” (Bucci 1919, pp. 276-277). L’industriale Guido Rossi acquistò probabilmente l’opera dopo la mostra milanese, diventando un grande collezionista di sculture di Minerbi. Nella sua collezione erano presenti sette opere dello scultore, compresa la celebre Vittoria del Piave acquisita in seguito dalla collezione di Francesco Pasquinelli. Per Fanciulla che ride e altre tre sculture Rossi fece realizzare eleganti basamenti jugendstil dall’ebanista Ettore Zaccari. Vale la pena ricordare che Minerbi era anche un grande amico del fondatore del Museo, l’ingegnere Guido Ucelli, frequentandone abitualmente l’abitazione e realizzando per lui e la sua famiglia numerose opere.

Claudio Giorgione

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