opere in mostra

Opere in mostra

 

Bottega di Giulio e Giacomo Francia - Matrimonio mistico di Santa Caterina

Bottega di Giulio e Giacomo Francia   Matrimonio mistico di Santa Caterina
Bottega di Giulio e Giacomo Francia Matrimonio mistico di Santa Caterina

GIULIO E GIACOMO FRANCIA (BOTTEGA DI)

(Città, 1850-1920)
 

Matrimonio mistico di santa Caterina, 1530-1535 circa
olio su tavola trasportato su tela, 70 x 56,5 cm Varese, Musei Civici, inv. 121
Bibliografia: Ugolini 2011, p. 118, n. 25.A, p. 373, A.38; M.C. Passoni, in Musei Civici 2014, pp. 42-44.

Il Matrimonio mistico di santa Caterina è giunto ai Musei Civici di Varese nel 1973 per donazione di Massimo Vita in esecuzione del testamento del padre ed è stato studiato da Maria Cristina Passoni nel catalogo generale del Museo (Musei Civici 2014, pp. 42-44). L’attribuzione a un artista della “scuola bolognese-ferrarese”, che accompagnava la donazione, è stata precisata nella direzione di Innocenzo da Imola da Silvano Colombo. Come segnala Angelo Mazza, il dipinto va ad aggiungersi a un insieme di opere di ambiente bolognese dei primi decenni del Cinquecento all’ombra di Francesco Francia e riferito al cosiddetto Maestro della Madonna Parrish. Il catalogo di questo anonimo artista, in cui si è proposto di riconoscere Giulio Francia, è stato costituito da Andrea Ugolini su suggerimento di Federico Zeri intorno alla Madonna con il Bambino del Parrish Art Museum (Southampton, New York, cfr. anche A.G. De Marchi, in Nuova Guida 1996, p. 55, n. 7: Giacomo Francia [?]) e comprende una serie di dipinti devozionali di piccolo formato dalle caratteristiche stilistiche e iconografi che piuttosto ripetitive. Secondo un medesimo schema, che prevede sullo sfondo un tendaggio verde scuro aperto su un brano di paesaggio, sono raffi - gurati di preferenza la Sacra famiglia, lo Sposalizio mistico di santa Caterina o la Sacra famiglia con san Giovannino, replicati con varianti e reciproche contaminazioni iconografi che, tanto da far pensare a “un puzzle che riunisca degli elementi preconfezionati” (Ugolini 1997, pp. 109-120). Più recentemente il corpus del Maestro della Madonna Parrish è stato avvicinato con maggior convinzione al nome di Giulio Francia, per le analogie con lo stendardo di Fuipiano Valle Imagna (Bergamo) del 1535 di cui è ritenuto l’autore (E. Roio, in Negro, Roio 1998, pp. 87-94; D. Benati, in I dipinti 2005, pp. 106-107), ma allargando lo spettro attributivo alla collaborazione con il fratello o con aiuti di bottega: è noto infatti che Giulio era “il più possibile intercambiabile” con quello del fratello Giacomo con il quale siglò alcune pale (Negro, Roio 1998, p. 295). I modelli di riferimento, spaziano da Francesco Francia e dalla Pala della Vittoria di Mantegna, da cui è tratta la posa del Bambino nel quadro in esame, al Raffaello “emiliano”, ai contemporanei pittori ferraresi, su cui si innesta la superfi ciale ricezione delle opere del Parmigianino presenti a Bologna (E. Roio, in Negro, Roio 1998, p. 88). All’interno della serie radunata dalla critica, i dipinti che meglio si accostano all’esemplare varesino per alcuni dettagli morelliani dei volti, le dita sottili e allungate e i panneggi sintetici, sono, oltre alla Madonna Parrish, il Matrimonio mistico di santa Caterina con san Giuseppe (ubicazione sconosciuta, Ugolini 1997, p. 118, n. 25.A; Fototeca Zeri n. 27594), quello della Pinacoteca Civica di Budrio (Negro, Roio 1998, n. 291; D. Benati, in I dipinti 2005) e, in leggero subordine, altre due tavole con lo stesso soggetto, rispettivamente di ubicazione sconosciuta e del Museo Civico di Arte Antica di Torino (Negro, Roio 1998, nn. 293, 294).

Cristina Pesaro

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