opere in mostra

Opere in mostra

 

Carlo Fornara - Il ciliegio fiorito

Carlo Fornara   Il ciliegio fiorito
Carlo Fornara Il ciliegio fiorito

CARLO FORNARA

(Prestinone, Verbano-Cusio-Ossola, 1871-1968)
 

Il ciliegio fiorito, 1914
olio su tavola, 47,5 x 65,4 cm fi rmato in basso sinistra e in basso a destra: “C. FORNARA” Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, inv. 1884, Collezione Guido Rossi
Esposizioni: 2000, Busto Arsizio, Ottocento Italiano. Da Lega a Wildt, senza catalogo; 2001, Alessandria, L’epoca, gli artisti, la gente. Pellizza e il suo tempo, s.n.
Bibliografia: Caramel 1986, p. n.n., n. 31, tav. XV; Fornara 1998, p. 98; De Grada 2000, pp. 40, 45; De Grada 2001, pp. 40-41; Giorgione 2009, pp. 55-61.

L’opera, la cui storia esecutiva e l’occasione della prima esposizione non sono note, raffi gura uno scorcio della casa di Fornara stesso, nel dettaglio dell’orto sul retro, caratterizzato dal prorompente ciliegio fi orito che dà il titolo all’opera, dal selciato lastricato e dalla vegetazione rigogliosa. La scena è immersa in una trionfante luce primaverile, in contrasto con le zone d’ombra definite dalla minuziosa tecnica divisionista.

La tavola si presenta in buone condizioni, reca sul recto due fi rme dell’autore e presenta sul verso tracce di colore steso a spatola, una caratteristica che si riscontra in più opere di Fornara della collezione Rossi.

Il medesimo soggetto qui raffi gurato si può ritrovare in diverse opere di Fornara, ma soprattutto nella tela Aprile (o Il ciliegio fiorito), di collezione privata. I due dipinti non solo condividono il soggetto, la tecnica esecutiva e la tavolozza cromatica, ma anche le dimensioni. La differenza sostanziale è nella presenza di una fi gura femminile sulla destra del dipinto qui esposto e in una maggior defi nizione dei dettagli. La datazione del dipinto al 1914 (la stessa dell’opera in collezione privata) è confermata da una fotografi a dell’archivio Grubicy conservata presso gli eredi Fornara (Fornara 1998, p. 98). Il dipinto e il suo omonimo di collezione privata, entrambi opere indipendenti e fi nite, segnano un passaggio importante nella carriera di Fornara, che inizia in questi anni a cimentarsi in composizioni dai toni più intimisti, legate al proprio vissuto e al contesto familiare, abbandonando le scene di paesaggi montani e di vedute in campo largo del decennio precedente, più vicine ai modi di Segantini. La luce si fa più morbida e contribuisce a defi nire il tono lirico che sempre più i dipinti di Fornara acquisiranno.

La tavola faceva parte della collezione dell’industriale tessile Guido Rossi, che possedeva ben venti opere di Carlo Fornara nel suo appartamento di via Cappuccini a Milano, come documentato dalle fotografi e e dagli elenchi realizzati in occasione del lascito testamentario della collezione al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica. È quasi certo che Rossi conoscesse personalmente Fornara e avesse con lui una certa familiarità. Negli otto dipinti acquisiti dal Museo, scelti attraverso la perizia di Angela Ottino dalla Chiesa (Giorgione 2009, pp. 59-60), ritroviamo infatti tutte le principali fasi della produzione di Fornara, dalle opere a impasto degli anni novanta del XIX secolo ai dipinti divisionisti di inizio Novecento fi no alle opere tarde degli anni quaranta.

Claudio Giorgione

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