opere in mostra

Opere in mostra

 

Domenico De Bernardi - Aprile sul Bardello

Domenico De Bernardi   Aprile sul Bardello
Domenico De Bernardi Aprile sul Bardello

DOMENICO DE BERNARD

(Besozzo, Varese, 1892-1963)
 

Aprile sul Bardello, 1937
olio su tavola, 27 x 38 cm fi rmato e datato in basso a sinistra: “D. De Bernardi 1937”; sul retro iscrizioni autografe: “Al carissimo amico D. Giuseppe Bonazzola a ricordo della gita in Val d’Aosta 7-12 settembre 1937 / Edoardo Chiesa / Comi Carlo / Comi Romeo / (venti nove 1937 XV)”, “Domenico De Bernardi / 1937 - Aprile sul Bardello”; timbro: “Domenico De Bernardi, Besozzo (Varese)” Varese, Musei Civici, inv. 179
Esposizioni: 2010, Varese, 90 anni di storia e attualità.
Bibliografia: Bottarelli, Guerra 1992, p. n.n.; D. Cassinelli, C. Pesaro, in 90 anni di storia e attualità 2010, p. 87; M. Mirra, in Musei Civici 2014, pp. 226-227.

Donato nel 1977 ai Musei Civici di Varese, il dipinto in esame proviene dalla collezione Bonazzola ed è stato studiato da Marta Mirra nel catalogo generale del Museo (Musei Civici 2014, pp. 226-227). Giuseppe Bonazzola (1879-1976) era un notaio e nel suo studio era stata fondata l’associazione “Amici dell’Arte”, cenacolo artistico varesino che diede vita a partire dal 1920 alle esposizioni cittadine cui parteciparono numerosi artisti milanesi e varesini, tra cui lo stesso Domenico De Bernardi. I legami con i pittori e gli scultori varesini gravitanti attorno al sodalizio, divenuto poi nel 1928 “Raduno delle Arti” e nel 1937 afferente al Sindacato Provinciale Fascista delle Belle Arti, sono testimoniati dalla ricca collezione del notaio che riunisce talvolta opere a lui dedicate direttamente. È il caso di Aprile sul Bardello, tavola donata da De Bernardi all’amico Bonazzola a ricordo di una gita in Valle d’Aosta nel settembre 1937, in compagnia, come si può desumere dai nomi elencati, di Carlo e Romeo Comi nonché del commendatore e nipote di Angelo Poretti (fondatore del celebre Birrifi cio di Induno Olona) Edoardo Chiesa. Quest’ultimo era anch’egli un collezionista e faceva parte del consiglio direttivo dell’associazione Amici dell’Arte ai suoi esordi. Se la veduta non rappresenta certamente un paesaggio valdostano, neppure i mesi coincidono: è dunque presumibile che si trattasse di un semplice omaggio al notaio varesino a ricordo di alcuni giorni passati assieme in montagna. L’anno era il 1937, De Bernardi stava affrontando una fase felice della propria produzione che si discostava ormai dalle larghe pennellate materiche degli anni venti in cui la pennellata piena degli esordi si è alleggerita raggiungendo effetti di estrema freschezza atmosferica in una giornata primaverile sulle rive del fi ume del paese che ha dato i natali al pittore: “Ad una sessantina di chilometri da Milano, su quel piccolo altipiano che divide il Lago Maggiore da quello di Varese, Besozzo sembra sdraiarsi in un’estasi di tranquillità, reagendo alle insidie che l’operosità febbrile dell’alta Lombardia gli ha voluto tendere, arrossando con i detriti delle fi lande e delle cartiere le acque del Bardello che scorrono faticosamente al lago. In quest’atmosfera di tranquillità, cui toglie ogni monotonia l’incostanza della vegetazione, Domenico de Bernardi è nato” (Parenti 1927).

Cristina Pesaro

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