opere in mostra

Opere in mostra

 

Domenico De Bernardi - Pomeriggio invernale

Domenico De Bernardi   Pomeriggio invernale
Domenico De Bernardi Pomeriggio invernale

DOMENICO DE BERNARDI

(Besozzo, Varese, 1892-1963)
 

Pomeriggio invernale, 1936
olio su tela, 61 x 71 cm sul retro fi rmato, datato e titolato: “Domenico De Bernardi 1936 XIV Pomeriggio invernale”, scritta sul retro: “De Grandi”, timbro: “Domenico De Bernardi Besozzo Varese” Varese, Musei Civici, inv. 49

Esposizioni: 2010, Varese, 90 anni di storia e attualità.

Bibliografia: Bottarelli, Guerra 1992, p. n.n. (con titolo Besozzo e data 1940); D. Cassinelli, C. Pesaro, in 90 anni di storia e attualità 2010, p. 87; M. Mirra, in Musei Civici 2014, pp. 228-230.

La tela Pomeriggio invernale, studiata da Marta Mirra nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, pp. 228-230), giunse con titolo Besozzo nelle raccolte civiche varesine nel 1971, quando una seconda tranche della collezione Bolchini De Grandi arricchì la prima donazione, pur essendo già stato stabilito con lettera formale nel 1966 (datata 30 luglio) che queste opere, assieme ad altre di Gariboldi, Borsa, Cavaleri e Pellini, sarebbero state aggiunte alla collezione. I dipinti qui considerati offrono uno spaccato interessante sulla produzione di De Bernardi dagli anni venti alla metà degli anni quaranta, attraversando dunque il lungo periodo della sua maturità pittorica. Prima di affacciarsi al circuito espositivo milanese, veneziano e romano, De Bernardi si laureò in ingegneria a Pavia e, prima ancora di trasferirvisi, iniziò un peculiare “apprendistato” costituito dalla semplice frequentazione di Aldo Carpi (Milano, 1886-1973) e Lodovico Cavaleri (Milano, 1867 - Cuvio, 1942), milanesi che erano soliti frequentare la terra di De Bernardi: Carpi villeggiava a Besozzo, mentre Cavaleri passava le proprie vacanze a Ganna. Quest’ultimo, di cui i Musei varesini possiedono l’opera Sorgenti del lago di Ganna (inv. 52), tra l’altro proveniente sempre dalla collezione Bolchini De Grandi, fu protagonista del naturalismo lombardo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Anch’egli autodidatta come il suo giovane epigono, introdusse De Bernardi allo studio della luce e a certa pittura paesaggistica di largo respiro sulle vedute della provincia. Da Aldo Carpi derivò invece necessariamente la passione per il grafi smo e il disegno che emergono, seppur dimostrando una cifra stilistica del tutto personale, libera e dinamica, in gran parte delle opere di De Bernardi a partire dagli anni trenta. Del 1936 è invece Pomeriggio invernale, in cui il punto d’osservazione risulta essere molto simile a quello utilizzato per il dipinto Nevicata a Besozzo, seppur ripreso in due stagioni differenti. Gli scorci incentrati su una grande curva in primo piano sono particolarmente frequentati da De Bernardi, che predilige questa sorta di parabola compositiva a restituire un notevole dinamismo all’intero paesaggio. La resa pittorica è ancora libera e sfaldata, ma defi nita da graffi che affondano nella pennellata a restituire rami d’albero o lunghi fi li d’erba. Scrisse Emilio Zanzi proprio nel 1945: “Nella paesistica debernardiana […] l’impaginatura è sempre felicemente sintetica, mai sommaria, e i verdi intensi dei prati s’alleano al bruno arido od umido della terra e alle azzurre trasparenze del cielo. [ …] De Bernardi defi nisce il paese a tocchi decisi e quasi incisivi, con pennellate sicure, con tocchi sfrangiati e scattanti che concludono le forme con la più controllata determinazione di piani e di spazi, di aeree prospettive, di forme e volumi” (in Bottarelli, Guerra 1992, pp. 110-111).

Cristina Pesaro

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