opere in mostra

Opere in mostra

 

Eleuterio Pagliano - Il libro di preghiere

Eleuterio Pagliano   Il libro di preghiere
Eleuterio Pagliano Il libro di preghiere

ELEUTERIO PAGLIANO

(Casale Monferrato, Alessandria, 1826 - Milano, 1903)
 

Il libro di preghiere, 1857-1858
olio su tela, 55,5 x 42,8 cm fi rmato in basso a destra: “E. Pagliano” Varese, Musei Civici, inv. 151 Esposizioni: 1903, Milano, Esposizione postuma delle opere di Eleuterio Pagliano, n. 8; 2000, Rancate, Pittori tra Brera e il Canton Ticino nell’Ottocento, n. 24. Bibliografia: Esposizione postuma 1903, p. 18, n. 8; L. Pini, in Dall’Accademia all’Atelier 2000, pp. 98-99, n. 24; L. Pini, in Musei Civici 2014, p. 159.

Il dipinto entrò a far parte delle collezioni civiche di Varese nel 1977, grazie al lascito testamentario del notaio Giuseppe Bonazzola, ed è stato studiato da Lucia Pini nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, p. 159). Nella tela, registrata nell’inventario con il titolo puramente descrittivo di Donna che legge, è con ogni probabilità da riconoscersi Il libro di preghiere, opera apparsa all’esposizione postuma di Eleuterio Pagliano, nel cui catalogo fi gurava come appartenente alla collezione del signor Henry Prior. In quella occasione, entro la ricostruzione cronologica della lunga attività dell’artista, il dipinto era stato inserito tra una coppia di quadri datati rispettivamente al 1857 e al 1858: L’origine della compagnia della Misericordia in Firenze del Museo Poldi Pezzoli e L’incontro di Petrarca e madonna Laura ad Avignone oggi disperso. Tale collocazione risulta senz’altro convincente, ribadendo le affi nità stilistiche e ideali che legano questa lettrice in vesti rinascimentali ai dipinti di storia d’ambientazione tre-quattrocentesca realizzati da Pagliano nella seconda metà degli anni cinquanta. Formatosi all’Accademia di Brera, il giovane aveva assai precocemente affi ancato alla propria vocazione artistica un impegno patriottico entusiasta e temerario, inaugurato nel 1848 con la partecipazione alle Cinque Giornate di Milano, quindi ribadito nel decennio successivo dalla fedele militanza garibaldina. Contro tale sfondo, tra ricerche pittoriche e impegno civile, si collocava verso il 1856 un viaggio in Toscana compiuto in parte insieme all’amico e collega Giuseppe Bertini; un’esperienza, questa, destinata a rivelarsi cruciale per mettere a punto l’effi cace evocazione di un passato tre-quattrocentesco che fosse in grado di interpretare lo strettissimo intreccio di istanze fi gurative e patriottiche, cui il pittore, al pari di tanti altri della sua generazione, non intendeva sottrarsi. Quanto la Toscana, e Firenze in particolare, avevano da offrirgli era, oltre alla prepotente testimonianza di una grande civiltà artistica sbocciata sul suolo italiano, la presunta capacità degli artefi ci del XIV-XV secolo di esprimere, senza frattura alcuna, le istanze della propria comunità, assumendo un preciso ruolo civile. A Firenze, dunque, l’attentissimo studio degli affreschi di autori antichi quali Giotto, Benozzo Gozzoli o Ghirlandaio si affi ancava senza contraddizioni alla frequentazione dei giovani colleghi di Caffè Michelangelo, anch’essi impegnati sul fronte dell’Italia unita, e all’amicizia con Domenico Morelli. È appunto di queste atmosfere che si alimenta Il libro di preghiere, la cui stringatissima ambientazione è ridotta al piano di un inginocchiatoio per lasciar campo pieno alla giovane e assorta lettrice in vesti quattrocentesche. Se l’evocazione del Rinascimento è ribadita dalla semplicità degli accordi cromatici e dalla stessa concentrazione casta e silente della protagonista, sul piano stilistico la pittura scansa però ogni deriva antiquariale per far mostra di un piglio a tratti francamente risoluto; è infatti la lezione di Domenico Morelli, è la propensione a un’impellente verifi ca sul vero ad affi orare nella veste della fanciulla energicamente risolta senza preziosismi e minuzie a spingere Pagliano verso un approccio al passato che, persino nella resa della fi sionomia della propria modella, accorci volutamente le distanze col presente.

Cristina Pesaro

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