opere in mostra

Opere in mostra

 

Enrico Fonda - Pescatore

Enrico Fonda   Pescatore
Enrico Fonda Pescatore

ENRICO FONDA

(Fiume, Croazia, 1892 - Parigi, 1929)
 

Pescatore, 1925
olio su tela, 105 x 100 cm fi rmato in basso a destra: “E. Fonda” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI00049AFC
Esposizioni: 1926, Milano, Novecento Italiano, n. 45.
Bibliografia: Novecento Italiano 1926, p. 37, n. 45; P. Zatti, in Le collezioni d’arte. Il Novecento 2000, p. 154, n. 131, ill.

Acquistato il 9 aprile 1926 per la somma di cinquemila lire presso la Società Permanente in occasione della I Mostra del Novecento Italiano, il dipinto deve essere riferito al periodo immediatamente successivo al trasferimento di Fonda dall’Istria a Milano, avvenuto nel 1924, quando l’artista entrò in contatto con gli esponenti di Novecento. La scarsa documentazione relativa alla sua vicenda biografi ca – conclusasi del resto con una morte prematura – non consente di tracciare un percorso dettagliato dell’evoluzione artistica di Enrico Fonda. L’episodio maggiormente signifi cativo di questa fase della sua esperienza rimane, appunto, la partecipazione alla prima mostra di Novecento, movimento con cui il giovane artista doveva avere instaurato un sodalizio immediato, sottolineato dall’apprezzamento di Margherita Sarfatti, responsabile dell’acquisto della tela per la collezione della Cariplo. L’infl uenza della poetica novecentista traspare da quest’immagine, probabilmente ricollegabile a quel repertorio istriano cui l’artista rimase legato nell’intero arco della sua breve carriera, che rivela un’attenzione per la veridicità del ritratto e per l’impostazione volumetrica e una sensibilità cromatica riuscite e convincenti. Del resto anche Doppio ritratto, l’altra opera con cui Fonda si era presentato alla mostra di Novecento, dispersa ma testimoniata da una preziosa illustrazione (Novecento Italiano 1926, p. 56), denota la stessa dimensione culturale. Fonda coniuga i canoni della tradizione tardo-ottocentesca, aggiornata nel decennio precedente attraverso esperienze diverse (l’acquisizione del linguaggio secessionista, appreso a Venezia nell’ambito delle esposizioni Biennali, di quello della Scuola di Burano e, soprattutto, la frequentazione degli ambienti capesarini) con un plasticismo didascalico non lontano dalla maniera di Anselmo Bucci e di Leonardo Dudreville./p>

Paola Zatti

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