opere in mostra

Opere in mostra

 

Federico Gariboldi - Sacro Monte di Varese

Federico Gariboldi   Sacro Monte di Varese
Federico Gariboldi Sacro Monte di Varese

FEDERICO GARIBOLDI

(Genova, 1879 - Varese, 1950)
 

Sacro Monte di Varese, 1920-1925 circa
pastello su cartone, 460 x 640 mm siglato in basso a destra: “FG” Varese, Musei Civici, inv. 161
Esposizioni: 2002, Varese, Speri Della Chiesa Jemoli e il suo tempo; 2010, Varese, 90 anni di storia e attualità.
Bibliografia: P.B. 1925; Speri Della Chiesa 2002, p. 83; D. Cassinelli, C. Pesaro, in 90 anni di storia e attualità 2010, p. 81; D. Cassinelli, in Musei Civici 2014, p. 245.

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La veduta del Sacro Monte di Varese, presentata al pubblico per la prima volta in occasione della rassegna Speri Della Chiesa Jemoli e il suo tempo, è giunta ai Musei Civici di Varese con la donazione di Giuseppe Bonazzola nel 1977 ed è stata studiata da Daniele Cassinelli nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, p. 245). Tra le opere di Federico Gariboldi vi sono diversi dipinti raffi guranti paesaggi, anche se bisogna dire che nel corso degli anni il pittore realizzò un numero sempre maggiore di ritratti, dedicandosi alla veduta con minore frequenza. Infatti, se alla Mostra d’Arte Varesina del 1925 l’artista viene celebrato sulle colonne della “Cronaca Prealpina” (P.B. 1925, p. 2) per opere che dovevano avere un’impronta tardo-simbolista, come Chiesa di San Matteo, un dipinto defi nito “tutto silenzio e pace nella divina suggestione del plenilunio”, in occasione delle rassegne successive, come quelle che tenne alla Galleria Prevosti nel 1926, 1931 e 1935, Gariboldi è ricordato esclusivamente per i suoi ritratti e, secondariamente, per le nature morte. Proprio le parole spese per alcuni scorci di Venezia del pittore esposti alla rassegna del 1925 si attagliano perfettamente alla veduta del Sacro Monte dei Musei varesini, ove “trasparenze” e “luminosità” rimandano al Divisionismo, un movimento pittorico che andava spegnendosi defi nitivamente in Lombardia proprio in quegli anni e che Gariboldi doveva aver amato fi n dal suo periodo giovanile trascorso in Liguria, dove erano attivi pittori come Antonio Discovolo, Rubaldo Merello o Giuseppe Cominetti, che furono attratti dal linguaggio divisionista anche grazie al soggiorno genovese di Plinio Nomellini.

Cristina Pesaro

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