opere in mostra

Opere in mostra

 

Francesco Valaperta - Raffaello e la Fornarina

Francesco Valaperta   Raffaello e la Fornarina
Francesco Valaperta Raffaello e la Fornarina

FRANCESCO VALAPERTA

(Milano, 1836-1908)
 

Raffaello e la Fornarina, 1866
olio su tela, 128 x 91,5 cm siglato in basso a sinistra: “F. V.” Varese, Musei Civici, inv. 143
Esposizioni: 1866, Milano, n. 159; 1984, Firenze, Raffaello: elementi di un mito, n. 19; 2016, Milano, Restituzioni, n. 52.
Bibliografia: Esposizione 1866, p. 18; Marini 1903, p. 269; E. Spalletti, in Raffaello 1984, pp. 190-191; I. Marelli, in Novità e riscoperte 2004, p. n.n.; Rebora 2004, pp. 11-12; A. Bernardini, in Gatti Perer 2011, II, p. 348, ill. 15, pp. 350, 357, ill. 21; S. Rebora, in Musei Civici 2014, pp. 175-177; S. Rebora, in Restituzioni 2016, pp. 360-364, n. 52.

Presentato all’esposizione di Brera del 1866, Raffaello e la Fornarina è entrato a far parte delle collezioni varesine nel 1975 attraverso il dono di Riccardo Lampugnani ed è stato studiato da Sergio Rebora nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, pp. 175-177). Il dipinto conobbe una lunghissima stagione di oblio, solo ultimamente interrotto per merito di Stefano Fugazza, che ne ha promosso il primo studio monografi co affi dandolo a Rebora (2004), anche se si è potuto affermare che di Valaperta la “vicenda artistica è in parte ancora da ricostruire” (A. Bernardini, in Gatti Perer 2011, II, p. 350). Della tela oggi a Varese gli studi si erano comunque occupati in anni non lontani: in particolare a Carlo Sisi e a Ettore Spalletti se ne deve il recupero e la nuova penetrante lettura critica (E. Spalletti, in Raffaello 1984, pp. 190-191). Come ha chiarito la citata mostra di Firenze del 1984, ben prima di Valaperta il rapporto tra Raffaello e la Fornarina aveva stimolato l’estro degli artisti. L’episodio scelto e narrato da Valaperta in questa composizione era esplicitato nel catalogo dell’esposizione di Brera del 1866 nella seguente didascalia che, come era uso ricorrente per la pittura di soggetto storico-letterario, accompagnava l’enunciazione del titolo dell’opera: “Raffaello negli ultimi giorni di vita, affranto dal male e spossato dalla fatica del lavoro, cerca nelle braccia della Fornarina quel riposo che la fuggente vita gli contende” (Esposizione 1866, p. 18). Ambientata nello studio di Raffaello, cui alludono gli attrezzi da lavoro e, soprattutto, la grande pala con la Trasfi gurazione posta a chiudere come una quinta lo sfondo della scena, la composizione punta con decisione sul dramma in atto così effi cacemente evocato dalla didascalia. Dalla penombra, mediante campiture morbide e luminose di colore, emerge con forza il motivo dell’abbraccio accorato tra i due amanti, forse desunto, come ricorda Ettore Spalletti nella sua bella lettura dell’opera, dai tanti componimenti poetici e dai drammi in versi a essi dedicati. Come ancora Spalletti ha rilevato, “anche per queste ragioni il quadro appare molto rappresentativo – e ad alto livello stilistico – di una situazione culturale e di un modo di interpretare le vicende umane dei personaggi illustri, ormai diverso rispetto alle ambiziose ricostruzioni storiche, spesso molto ideologizzate e cariche di sottintesi teorici, che erano tipiche della cultura del romanticismo storico. In questa tela – come ad esempio nelle grandi opere verdiane degli anni cinquanta e sessanta da Rigoletto a Traviata al Trovatore – l’azione drammatica è concentrata sui due protagonisti e sulla tempesta dei loro sentimenti; nessuna allusione, nel quadro, alla gloria, agli onori, all’omaggio dei potenti, alla grandezza del genio”. Ancora all’infl usso di Hayez, sembra riferirsi il saldo impianto formale dell’opera; si avvertono tuttavia alcuni fremiti di inquietudine espressi attraverso una più avvertita attenzione alla luce.

Cristina Pesaro

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