opere in mostra

Opere in mostra

 

Gaetano Previati - La danza delle ore

Gaetano Previati   La danza delle ore
Gaetano Previati La danza delle ore

GAETANO PREVIATI

(Ferrara, 1852 - Lavagna, Genova, 1920)
 

La danza delle ore, 1899
olio e tempera su tela, 134 x 200 cm fi rmato in basso a sinistra: “Previati” Milano, Collezione Fondazione Cariplo - Gallerie d’Italia, Piazza Scala, inv. AH00089AFC
Esposizioni: 1899, Venezia, III Esposizione Artistica Internazionale, sala P, n. 30; 1901, Monaco di Baviera, VIII. Internationale Kunstausstellung, n. 2087; 1901, Venezia, IV Esposizione Internazionale d’Arte, sala R, n. 21; 1902-1903, Milano, Esposizioni collettive, n. 27; 1910, Milano, Esposizione di duecento opere di Gaetano Previati, n. 15; 1919, Milano, Mostra di Gaetano Previati, n. 3; 1927, Milano, La Raccolta Carlo Sacchi, n. 68; 1934, Milano, Mostra commemorativa, n. 111; 1995, Montreal, Lost Paradise, n. 328; 1996, Roma, Dei ed eroi, n. 54; 1998-1999, Monza, Luci e colori del vero, n. 74; 1999, Milano, Gaetano Previati, n. 27; 2007, Berlino-New York, Divisionism/ Neo-impressionism, n. 35; 2008, Roma, Ottocento, n. 122; 2010, Milano, Anima del fuoco, s.n.; 2011, Roma, Dante Gabriele Rossetti, n. 106; 2014, Forlì, Liberty, n. 8; 2015-2016, Parigi- Roma, Una dolce vita?, n. 28 (ed. italiana, n. 24); 2016, Madrid, Del divisionismo al futurismo, n. 36; 2017, Padova, Rivoluzione Galileo, n. VII.11; 2018, Ferrara, Stati d’animo, n. VII.11.
Bibliografia: Fleres 1899, p. 54; Offi zieller Katalog 1901, p. 148, n. 2087 (Tanz der Stunden); IV Esposizione Internazionale d’Arte 1901, p. 151, n. 21; Tumiati 1901, pp. 24-25, ill. p. 25; Catalogo delle esposizioni collettive [1902], p. 28, n. 27; Esposizione di duecento opere 1910, p. n.n., n. 15; Barbantini 1919, p. 127, ill. 35 p. n.n.; Mostra di Gaetano Previati 1919, p. 25, n. 3; La Raccolta Carlo Sacchi [1927], pp. 16, 19, n. 68, ill. 1 p. n.n.; Mostra commemorativa del cinquantenario [1934], p. 24, n. 111; Lost Paradise 1995, p. 520, n. 328, ill. n. 66 p. n.n. (The Dance of the Hours); G. Piantoni, in Dei ed eroi 1996, pp. 155-156, n. 54, ill. p. 15,; S. Rebora, in Luci e colori del vero 1998, p. 141, n. 74, ill., ill. pp. 142-143 (particolare); G. Piantoni, in Gaetano Previati 1999, p. 142, n. 27, ill. p. 143; S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, n. 206, pp. 305-306, ill. (con bibliografi a precedente); Alberti 2007, p. 70; Divisionism/Neo-impressionism 2007, pp. 124-125, n. 35, ill. p. 125; A. Villari, in Ottocento 2008, p. 336, n. 122, ill. p. 337; Anima del fuoco 2010, ill. pp. 27 (particolare), 31; M. Piccioni, in Dante Gabriele Rossetti 2011, p. 287, n. 106, ill. p. 288; P. Segramora Rivolta, in Da Canova a Boccioni 2011, pp. 248-249, n. XII.189, ill.; Liberty 2014, p. 166, n. 8; Dolce vita? 2015, p. 45, n. 28 (n. 24 ed. italiana); Del divisionismo al futurismo 2016, pp. 170-171, n. 36; Rivoluzione Galileo 2017, n. 11, ill. p. 282; Stati d’animo 2018, n. VII.11 (ill.).

Esposto per la prima volta alla III Biennale di Venezia (1899), il dipinto può essere datato a quel momento, anche se Barbantini (1919) ne retrocede l’epoca dell’ideazione al 1894. Previati lo presenta alla mostra insieme a Diva Nutrix, ennesima esercitazione sul tema della maternità, allontanandosi momentaneamente dalla realizzazione impegnativa e tormentata delle quattordici stazioni della Via Crucis, che in quegli anni sono al centro delle sue ricerche nello sforzo di dare vita a una pittura “religiosa” moderna, in grado cioè di esprimere con effi cacia le inquietudini della spiritualità decadente. Anche le aspettative della critica nei suoi confronti sono orientate in tale direzione, motivo per cui il decorativismo della Danza delle ore, apparentemente disimpegnato, provoca tiepidi apprezzamenti se non delusione. Vittorio Pica lo considera infatti “troppo semplice e troppo poco nuovo come invenzione” e Ugo Fleres “sorta di rebus con segni geometrici”, Pasquale De Luca “nebuloso e inespressivo”. Solo Domenico Tumiati intuisce che le scelte iconografi che perseguite da Previati in questa opera sono riconducibili a una ragione simbolista: “In mezzo a un cielo di luce, in cui le ombre sono di aurea viola, ruota il globo della terra in vista del sole. Tra le stelle e il pianeta, cingendo quest’ultimo, gira un cerchio – il cerchio della luce – origine prima della vita; quel primo cerchio che considerò Salomone insieme a quelli delle acque e dei venti. Acqua, aria, tutta la vita è frutto di luce, e il tempo è misurato dalla luce; perciò a reggere questo cerchio, quasi ali della linea, soccorrono le Ore, dodici fi gure indescrivibili, animate dall’ebbra vita dell’etere – dodici anime o dodici sogni – spinte come un inno di dodici strofe verso il sole. Qui si vede con quanta affi nità il Previati potrebbe illustrare il ‘Paradiso’ di Dante. Il colore giunge a spogliare la materia, e a restare pura vibrazione. Il segreto che rivela la commozione dell’artista, sta nel metodo impiegato, tenendo divisi i pochi colori componenti, e distendendoli sempre in tratteggi sottili, di forma circolare. Dalla fotosfera al cerchio; dal cerchio al globo terrestre; dall’atmosfera raggiante alle volute dei veli e delle chiome delle danzatrici, tutto disegna il circolo della luce vitale” (Tumiati 1901). Come nel caso di un’altra composizione di tono simbolista che non riscuote l’entusiasmo della critica né quello dei collezionisti – Le ore del giorno di Giovanni Segantini (1888) – Alberto Grubicy propone la tela in numerose occasioni espositive, divulgandone l’immagine anche a livello popolare fi no a quando non entra a far parte della raccolta di Carlo Sacchi, che l’acquista nel 1919 per la somma di centomila lire. Venduta all’asta nel 1927 insieme alle altre opere della Collezione Sacchi, la tela viene comperata dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde

Sergio Rebora

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