opere in mostra

Opere in mostra

 

Giovanni Bertini - Quattro vetrate da finestra con i costumi dei partecipanti al Ballo Batthiany

Giovanni Bertini   Quattro vetrate da finestra con i costumi dei partecipanti al Ballo Batthiany
Giovanni Bertini Quattro vetrate da finestra con i costumi dei partecipanti al Ballo Batthiany

GIOVANNI BATTISTA BERTINI

(Milano, 1799-1849)
 

Il cavaliere Mirabaud in veste di re Riccardo I d’Inghilterra (Quadriglia del Malek-Adel) Giorgio Trivulzio in veste di Guido Lusignano, re di Gerusalemme (Quadriglia del Malek-Adel) Vittoria Visconti d’Aragona in veste di Diana di Poitiers (Quadriglia di Francesco I re di Francia) La contessa Giulia Samoyloff in veste di contadina russa (Quadriglia russa), 1840
vetro dipinto a fuoco, 49,4 x 42,3 cm ciascuna Milano, Museo Poldi Pezzoli, inv. 3569, 3568, 3570, 3571
Bibliografia: Mazzocca 1978, pp. 222-223, nn. 122a-b, 123a-b; Zanni 1983, p. 322, nn. 112-119, 397-399, tavv. 92-99; Mottola Molfi no 1997, p. 8; Riccardo Lampugnani 1997, pp. 18-19, nn. 17-24; Vicario 1997, pp. 53-54; Silvestri 2006, p. 24, nota 16; Di Lorenzo 2013, pp. 15-16.

Le quattro opere qui esposte fanno parte di una serie di otto vetratine donate al Museo Poldi Pezzoli da Riccardo Lampugnani (1900-1996) nel 1968. Nelle altre quattro sono rappresentati Il barone Sardagna in veste di gran maestro de’ Templari (Quadriglia del Malek-Adel), Francesco Hayez in veste di Giulio Romano, Giovanni Migliara in veste di Claude Lorraine e Democrito Gandolfi in veste di Giambologna. Le vetratine riproducono fedelmente otto delle sessanta litografi e pubblicate nel 1828 da Giuseppe Elena (tratte da bozzetti di Francesco Hayez), commemorative del celebre ballo in maschera tenutosi il 30 gennaio di quell’anno nel palazzo del conte ungherese Antonio Giuseppe Batthyány in corso di Porta Orientale 711 (oggi corso Venezia), che fu fra gli eventi mondani più memorabili della Restaurazione a Milano, noto come “il ballo del Romanticismo” (sulla festa in casa Batthyány, di cui resta una testimonianza visiva in una litografi a eseguita da Francesco Vassalli su disegno di Hayez, si vedano: Costumi 1828; Eritense [Soletti] 1828; [Barbieri] 1828; “I teatri” 1828, pp. 705-713; Comandini 1902-1907, pp. 74, 77; Barbiera 1903, pp. 72-74; Barbiera [1914] ed. 2019, pp. 50-51; Levi Pisetzky 1960, pp. 764-765; Coradeschi 1971, p. 83; Mazzocca 1978; F. Mazzocca, in Hayez 1983, pp. 146- 147, nn. 70a-b; Mazzocca 1994, p. 175 n. 97, p. 252 n. 222, p. 412; Mazzocca 1997, pp. 97-110; Cervini 2006, p. 19; Galli 2008, pp. 80-82; Mazzocca 2008, p. 17; Pizzini 2015, p. 94). Le vetratine, fi rmate e datate “Bertini 1840” – sul medaglione che reca sul petto Francesco Hayez in veste di Giulio Romano – furono eseguite dalla fabbrica di “vetri dipinti a fuoco e trasparenti all’uso antico” diretta da Giovanni Battista Bertini (1799-1849), in cui a partire dalla seconda metà degli anni quaranta (Ottino Della Chiesa 1967) furono attivi i fi gli Giuseppe (1825-1898) e Pompeo (1829-1889). La pittura su vetro utilizzata da Giovanni Battista Bertini derivava dalla tecnica dello smalto applicato su altri supporti – quali il rame e la porcellana –, diffusa a Milano nella prima metà dell’Ottocento da Giambattista Gigola e Pietro Bagatti Valsecchi (Capolavori in smalto e avorio 2004; Silvestri 2006, p. 24).
Antonio Giuseppe Batthyány, consigliere intimo e ciambellano dell’imperatore d’Austria Francesco I (Almanacco 1825, pp. 77, 86), era fra quei nobili stranieri – fra essi anche la bella e spregiudicata contessa russa Giulia Samoyloff, nata principessa di Pahlen (su cui si vedano Pizzini 2015, pp. 93-101; Galli 2018, pp. 104-106) – che cercavano, attraverso lo sfarzo dei loro ricevimenti, di ingraziarsi le simpatie dell’alta società milanese del tempo e di conquistarla alla causa austriacante: una strategia che sortì qualche effetto fi no al 1848, quando, con le Cinque Giornate, venne a crearsi una contrapposizione radicale e insanabile fra milanesi di sentimenti patriottici e stranieri. Per il ballo in maschera del 30 gennaio 1828 Batthyány aveva fatto costruire nel suo giardino un grande padiglione effi mero in grado di accogliere gli oltre cinquecento invitati, che non avrebbero potuto trovare accoglienza nelle sale del palazzo (si veda la litografi a raffi gurante la Sala eretta in Milano nel Giardino del Nobile Sig.r Conte Batthyany per la Festa da Ballo a Costumi del giorno 30 gennaio 1828, disegnata da Gaetano Brey e incisa da Giuseppe Elena, conservata presso la Civica Raccolta di Stampe di Milano “Achille Bertarelli”, inv. A.S. 5-11). La festa fu una vera e propria consacrazione del Romanticismo di impronta storicista e fece epoca per i gruppi – o “quadriglie” – in cui erano suddivisi i partecipanti al ballo che interpretavano famosi personaggi, reali o romanzeschi, del passato, seguendo la moda dei tableaux vivants e di analoghi balli in maschera che avevano avuto luogo in Italia negli anni precedenti, come quello organizzato nel 1823 a Firenze dal principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, in cui i personaggi della corte di Lorenzo il Magnifico furono interpretati dai membri di quella del granduca di Toscana Ferdinando III, ai quali si era unito per l’occasione anche il principe di Carignano, il futuro re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia (F. Mazzocca, in Hayez 1983, p. 147, n. 70a-b; Mazzocca 1997, p. 104).
Al ballo in casa Batthyány furono particolarmente ammirate la Quadriglia di Don Rodrigo e i suoi bravi, testimonianza del grande successo dei Promessi sposi a un anno di distanza dalla pubblicazione dell’edizione ventisettana; la Quadriglia del Malek-Adel (ispirata al fortunato romanzo Matilde ossieno Memorie tratte dall’istoria delle crociate di Sophie Cottin, pubblicato in traduzione italiana per la prima volta a Firenze nel 1816-1817, da cui Francesco Clerico aveva tratto il soggetto del ballo tragico in cinque atti Matilde e Malek-Adel, rappresentato al Teatro alla Scala di Milano nel 1824 e al Teatro La Fenice di Venezia nel 1826), di cui facevano parte Giorgio Teodoro Trivulzio – come re di Gerusalemme – e Beatrice Serbelloni Trivulzio – come marchesa di Tiro –, rispettivamente zio e nonna di Gian Giacomo Poldi Pezzoli; la Quadriglia dell’Otello; la Quadriglia di Francesco I re di Francia, a cui partecipavano i coniugi Emilio Barbiano di Belgiojoso d’Este e Cristina Trivulzio e Vittoria Visconti d’Aragona, madre di quest’ultima (in veste di Diana di Poitiers); la Quadriglia della corte di Caterina de’ Medici, di cui faceva parte il poeta Andrea Maffei, marito di Clara Carrara Spinelli (sposata nel 1832), che diede vita al più celebre e importante salotto di impronta culturale, artistica, patriottica e risorgimentale attivo a Milano (Barbiera 1895); la Quadriglia portoghese dei tempi del re Giovanni IV e la Quadriglia russa, di cui faceva parte la già citata Giulia Samoyloff in veste di contadina russa. Fra le maschere isolate, che non appartenevano a quadriglie, Cristina Trivulzio Archinto, zia di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, in veste di antica dama italiana, e un gruppo di artisti ingaggiati per la messa in scena della festa, ciascuno dei quali rivestiva i panni di un illustre predecessore: Giovanni Migliara, autore di vedute e capricci, interpretava Claude Lorrain, lo scultore Democrito Gandolfi era travestito da Giambologna e l’ingegnere e architetto Rodolfo Vantini – vincitore nel 1826 del concorso per il progetto dei caselli daziari di Porta Venezia a Milano, realizzati fra il 1827 e il 1828 – era in veste di Michele Sanmicheli. Francesco Hayez, che aveva disegnato i costumi più belli ed era il sovrintendente artistico della festa, partecipava al ricevimento travestito da Giulio Romano: quest’ultimo era stato autore di opere sensuali e licenziose, fra cui i celebri “modi”, concepiti insieme a Pietro Aretino (su questi aspetti della produzione di Giulio Romano si veda il catalogo della mostra Giulio Romano. Arte e desiderio 2019), ed è probabilmente anche per questa ragione che Hayez, a sua volta noto per la sua passionalità e sensualità e autore di audaci disegni erotici di destinazione privata che lo vedono protagonista insieme alla prediletta modella e amante Carolina Zucchi – una sorta di trasposizione in epoca romantica dei “modi” giulieschi (Mazzocca 1997) –, aveva scelto di identifi carsi nel celebre allievo di Raffaello, nonché artista di corte dei Gonzaga a Mantova. Il ruolo di Pietro Aretino era stato invece rivestito alla festa in casa Batthyány dal letterato Gaetano Barbieri, traduttore dei romanzi di Walter Scott e di Daniel Defoe, ma anche spia al soldo della polizia austriaca (Barbiera 1903, pp. 72-79, 473-474).
Fra i personaggi raffi gurati nelle vetratine compaiono inoltre il banchiere Giacomo Mirabaud, nominato nel 1828 cavaliere dell’ordine costantiniano di San Giorgio (Almanacco 1829, p. 140), e il barone Francesco Sardagna, anch’egli, come Antonio Giuseppe Batthyány, ciambellano dell’imperatore d’Austria Francesco I (Almanacco 1825, p. 96), nonché marito di Bortolina Plattis, erede della celebre collezione Manfrin di Venezia (Borean 2018, passim): entrambi facevano parte della Quadriglia del Malek-Adel, il primo come re Riccardo I d’Inghilterra, il secondo in veste di Gherardo di Bedesfort, gran maestro dei Templari. Secondo la testimonianza del donatore, le vetratine in esame provenivano dalle fi nestre del “salotto blu” della casa della sua nonna materna Virginia Alberti in via Passarella a Milano, oggi non più esistente. Potrebbe essere stato coinvolto nella loro commissione Giuseppe Gargantini Piatti (m. 1881), bisnonno di Riccardo Lampugnani e suocero di Virginia Alberti, molto legato agli artisti che ruotavano intorno all’Accademia di Belle Arti di Brera nel secondo quarto dell’Ottocento, alcuni dei quali sono raffi gurati in queste opere (sulla collezione Lampugnani Gargantini Piatti si vedano Mottola Molfi no 1997; Di Lorenzo 2013; si veda anche, in questo catalogo, cat. 43-46).

Andrea Di Lorenzo

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