opere in mostra

Opere in mostra

 

Giovanni Pandiani - Ritratto di Mariettina Gargantini Piatti

Giovanni Pandiani   Ritratto di Mariettina Gargantini Piatti
Giovanni Pandiani Ritratto di Mariettina Gargantini Piatti

GIOVANNI PANDIANI

(Milano, 1809-1879)
 

Ritratto di Mariettina Gargantini Piatti, 1854 circa
marmo, 61 x 37 x 18 cm sulla medaglia, al centro del petto: “MEMORIA / DELLA / MIA PRIMA / COMUNIONE” Varese, Musei Civici, inv. 145
Bibliografia: Riccardo Lampugnani 1997; O. Cucciniello, in Musei Civici 2014, p. 163.

Il marmo fu donato ai Musei Civici di Varese nel 1975 da Riccardo Lampugnani (1900-1996), a cui era giunto per linea famigliare, ed è stato studiato da Omar Cucciniello nel catalogo generale del Museo (Musei Civici 2014, p. 163) che chiarisce, anche attraverso documenti d’archivio, diversi aspetti della storia dell’opera e della biografi a dell’effi giata. Erede della collezione ottocentesca della famiglia Gargantini Piatti tramite la madre Rita Gargantini Piatti, Lampugnani ne donò le opere, oltre che ai Musei varesini, al Museo Poldi Pezzoli, che ricevette dipinti e disegni sia in vita, sia alla morte del benefattore nel 1996 (cfr. Riccardo Lampugnani 1997). Il busto raffi gura Maria (o Marietta, o Mariettina secondo il vezzeggiativo dovuto alla giovane età) Gargantini Piatti – fi glia di Giuseppe Gargantini, poi Gargantini Piatti, e di Antonietta Poggetti – nata a Milano nel 1842 e morta di meningite a soli undici anni a Vimercate. Il busto fu commissionato dal padre – facoltoso ragioniere milanese e piccolo collezionista in contatto con Hayez che lo ritrasse in due disegni (Milano, Museo Poldi Pezzoli; cfr. Riccardo Lampugnani 1997) – probabilmente proprio per commemorare la scomparsa della fi glia, che da poco doveva aver fatto la prima comunione, come testimonia l’iscrizione sul medaglione. Considerando che Maria morì nell’ottobre del 1853, la datazione dell’opera può attestarsi all’anno successivo. Pur se non suffragata dalla fi rma, la paternità di Giovanni Pandiani, coerente con i caratteri stilistici dell’opera e tramandata dai ricordi famigliari di Lampugnani, trova conferma in un elenco manoscritto del 1858, in cui il busto è valutato 700 lire, dal quale si apprende inoltre che Giuseppe Gargantini Piatti ne commissionò anche una copia: i due busti erano conservati a metà Ottocento uno a Milano e uno a Vimercate. Il marmo, in buone condizioni di conservazione, è un’opera della maturità di Giovanni Pandiani, scolpito negli anni del successo seguito all’esposizione nel capoluogo lombardo nel 1846 della Egle (Milano, Galleria d’Arte Moderna), e mostra i caratteri tipici della scultura della scuola di Milano. La resa levigatissima delle superfi ci e la solidità di impianto, derivanti dalla formazione sotto Pompeo Marchesi, sono aggiornate sui modi del Romanticismo milanese, nella conduzione accurata dell’abito moderno e dell’acconciatura a boccoli: dominato dal ripetersi di linee curve – la catenella, l’ovale del volto, il colletto, la scriminatura dei capelli –, il busto risente di modelli della ritrattistica coeva di Hayez ma, soprattutto, della scultura di Vincenzo Vela, evidente nella descrizione realistica di alcuni dettagli moderni, come il colletto di pizzo lavorato a trapano e la medaglia posata sulle pieghe inamidate dell’abito.

Cristina Pesaro

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