opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Bertini - Ritratto di Andrea Ponti

Giuseppe Bertini   Ritratto di Andrea Ponti
Giuseppe Bertini Ritratto di Andrea Ponti

GIUSEPPE BERTINI

(Milano, 1825-1898)
 

Ritratto di Andrea Ponti, 1886 circa
olio su tela, 190 x 140 cm fi rmato in basso a destra: “G. Bertini” Varese, Musei Civici, inv. 1174 (l’opera non è esposta nella sede della mostra ma è visibile presso Villa Mirabello - Musei Civici di Varese) Bibliografia: Pini 1996, pp. 334-335; S. Rebora, in Accoppiamenti giudiziosi 2004, pp. 19-20, ill. 8; L. Pini, in Musei Civici 2014, pp. 110-111.

Al pari del suo pendant, il Ritratto di Virginia Pigna Ponti raffi gurante la moglie dell’effi giato (inv. 1175), il dipinto entrò a far parte delle collezioni civiche nel 1950 per dono di Gianfelice Ponti ed è stato studiato da Lucia Pini nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, pp. 110-111). Figura di assoluto rilievo nel panorama industriale di secondo Ottocento, Andrea Ponti apparteneva alla seconda generazione di una fl orida dinastia di industriali tessili originaria di Gallarate; egli aveva assunto la conduzione della manifattura di famiglia, avviando un processo di crescita culminato nel 1870 nell’apertura del nuovo stabilimento a Fara di Gera d’Adda, che andava così ad affi ancarsi ai due già esistenti di Solbiate e Gallarate. La scelta di Giuseppe Bertini appare in linea con le preferenze ampiamente accordate all’autore da parte di tanta nobiltà e alta borghesia lombarda, che alla collaudata sapienza di Bertini, saldamente insediato dal 1859 sulla cattedra di pittura dell’Accademia di Brera, affi davano la rappresentazione del proprio status sociale e la fedele memoria delle proprie sembianze. Tuttavia, nel caso di Andrea Ponti, la preferenza accordata a Giuseppe Bertini si spinse oltre: proprio all’artista, infatti, l’industriale lombardo aveva affi dato a partire dal 1870 la decorazione della propria villa di Biumo Superiore edifi cata su progetto di Giuseppe Balzaretto. Sempre Bertini, inoltre, era intervenuto insieme al proprio allievo Lodovico Cavenaghi pure nel palazzo Taverna di via Bigli, acquistato da Andrea Ponti quale propria dimora milanese. All’epoca di questo ritratto, insomma, i rapporti tra il committente e l’artista, che tra l’altro a Biumo Superiore possedeva una casa sita nelle immediate adiacenze di villa Ponti, erano ormai consolidati. “Gentiluomo nella carità, atleta nel lavoro, principe nelle industrie, santo nella famiglia”: così, campione di solide e rispettabili virtù borghesi, Andrea Ponti sarebbe stato ricordato, in occasione della sua commemorazione funebre, con parole che suonano come epigrafe ideale all’effi gie dipinta da Bertini. In questa tela, probabilmente derivata da un ritratto fotografi co, l’imprenditore si accampa austero e sicuro contro lo scuro del fondo; lo sguardo penetrante rivolto verso lo spettatore, la fi gura snella ne rivelano, a dispetto della canizie, l’energia pacata e infl essibile. Entro i misuratissimi margini concessi alla più rigorosa austerità borghese, il rimando all’indole dell’effi giato è affi dato a pochi dettagli: la mano portata al fi anco atteggia la fi gura nella fermezza della posa, mentre il bastone da passeggio e la missiva che la destra impugna come se fosse in attesa d’esser letta allontanano ogni sospetto d’ozio dalla tranquilla immanenza del modello. Ne rispetta la severa asciuttezza il rigore di una pittura dove, attraverso il fi ltro della moderna ritrattistica francese, ritornano suggestioni seicentesche nell’energico risalto con cui il volto, le mani e pochi, sapienti dettagli si pronunciano entro la tenebrosa gradazione della tela. Di Andrea Ponti sono noti altri due ritratti: uno di Federico Gariboldi, conservato nell’asilo Eligio Ponti di Biumo Superiore, fondato dai coniugi Ponti in memoria del fi glio prematuramente scomparso, l’altro eseguito da Sebastiano De Albertis nel 1899 su commissione di suo fi glio Ettore, oggi di proprietà della Camera di Commercio di Varese.

Cristina Pesaro

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