opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Bertini - Ritratto di Virginia Ponti Pigna

Giuseppe Bertini   Ritratto di Virginia Ponti Pigna
Giuseppe Bertini Ritratto di Virginia Ponti Pigna

GIUSEPPE BERTINI

(Milano, 1825-1898)
 

Ritratto di Virginia Pigna Ponti, 1886 circa
olio su tela, 151 x 100 cm fi rmato in basso a destra: “G. Bertini” Varese, Musei Civici, inv. 1175 (l’opera non è esposta nella sede della mostra ma è visibile presso Villa Mirabello - Musei Civici di Varese) Esposizioni: 1886, Milano, Esposizione di Belle Arti in Milano, n. 53; 2004-2005, Varese, Accoppiamenti giudiziosi, n. 10. Bibliografia: Benapiani, Barattani 1886, pp. 62-63; Esposizione di Belle Arti in Milano 1886, p. 33, n. 53; Melani 1886, p. 134; V.C. [Virgilio Colombo] 1886, p. 3; Ginex, Rebora 1999, pp. 23, ill., 80; Banchieri 2003, p. 82; L. Pini, in Accoppiamenti giudiziosi 2004, p. 231, n. 10, tav. p. 140; S. Rebora, ivi, p. 19; M. Rizzini, ivi, pp. 40-41; L. Pini, in Musei Civici 2014, pp. 111-112.

Al pari del suo pendant, il ritratto del marchese Andrea Ponti (inv. 1174), il dipinto pervenne alla sua ubicazione attuale nel 1950 tramite la donazione di Gianfelice Ponti ed è stato studiato da Lucia Pini nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, pp. 111- 112). Commissionata da Ettore Ponti, fi glio dell’effi giata, la tela era apparsa nel 1886 alla mostra della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, con la quale si inaugurava solennemente in Milano la nuova sede innalzata su progetto di Luca Beltrami nell’allora via Principe Umberto. Proprio in occasione di quella sua apparizione sulla scena artistica milanese, Giuseppe Bertini innescò pareri contrastanti nel dibattito critico. Ad alimentare una simile vis polemica avrà giocato anche la volontà di colpire il ruolo incarnato da Giuseppe Bertini, potente rappresentante, nella Milano di secondo Ottocento, di una cultura uffi ciale assai infl uente e ben introdotta sia sul piano artistico che su quello istituzionale. Perché davvero non si può negare che questo dipinto abbia una sua raffi nata eleganza. Secondo un uso consueto alla ritrattistica del tempo, l’autore tiene a modello un’immagine fotografi ca di Virginia in cui la gentildonna indossa il medesimo abito da passeggio bordato di pelliccia (cfr. M. Milan, in Accoppiamenti giudiziosi 2004, p. 111, tav. 11). Tuttavia, come giustamente sottolineato da Marialuisa Rizzini, rispetto all’effi gie fotografi ca attenta a valorizzare le stoffe sontuose dell’elegantissima mise, la tela di Bertini sceglie un registro più austero: fermando l’effi giata contro uno sfondo bruno, il pittore punta sulla castigatezza dell’ambientazione e sulla sobrietà del registro cromatico, mantenendosi sapientemente in bilico tra auliche reminiscenze moroniane e suggestioni dalla moderna ritrattistica francese di Léon Bonnat. Una pacata, quanto esplicita attestazione di rango, che ai modi di una sorvegliatissima sapienza accademica affi da l’espressione di un decoro composto, all’insegna di un rigore dove la grande croce indossata a mo’ di collana dall’effi giata si trasforma nel sontuoso emblema di un lusso austero ed elegante. Di Virginia Pigna Ponti (Fagnano Olona, 1832 - Milano, 1907) si conoscono altri due ritratti: uno eseguito da Federico Gariboldi custodito nell’asilo Eligio Ponti di Biumo Superiore, fondato dai coniugi Ponti in memoria del fi glio prematuramente scomparso; l’altro, già presso gli uffi ci dell’amministrazione di casa Ponti, si trova oggi in collezione privata.

Cristina Pesaro

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