opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Molteni - Ritratto di Bartolomeo Ponti

Giuseppe Molteni   Ritratto di Bartolomeo Ponti
Giuseppe Molteni Ritratto di Bartolomeo Ponti

GIUSEPPE MOLTENI

(Affori, Milano, 1800 - Milano, 1867)
 

Ritratto di Bartolomeo Ponti, 1845 circa
olio su tela, 230 x 180 cm Varese, Camera di Commercio, Industria, Artigianato (l’opera non è esposta nella sede della mostra ma è visibile presso Villa Ponti) Bibliografia: Pippione 1998, p. 73; S. Rebora, in Accoppiamenti giudiziosi 2004, pp. 133, 226, n. 1.

Bartolomeo Ponti nacque a Gallarate nel 1785, secondo dei tredici fi gli di Andrea e di Francesca Puricelli. Insieme al fratello Giuseppe si dedicò con energia alla crescita della fabbrica e del commercio dei cotoni. Morì celibe nel 1860 nominando eredi i nipoti e disponendo numerosi legati testamentari in favore di istituzioni assistenziali e benefi che lombarde, tra cui l’Istituto dei Ciechi di Milano. Privo di fi rma e di altre iscrizioni, il dipinto, fi nora attribuito genericamente a un pittore di area geografi ca e culturale lombarda, si ascrive in questa occasione al catalogo di Giuseppe Molteni. I sessant’anni circa dimostrati nel ritratto da Bartolomeo Ponti – rappresentato come un uomo giunto alla maturità e non ancora a un’età senile – inducono a proporre una datazione intorno al 1845 (come si è detto il “negoziante” gallaratese era nato nel 1785), epoca peraltro cui è possibile fare riferimento anche mediante un esame formale dell’opera. La sicurezza sciolta ed elegante che connota la grande tela si avvicina infatti agli esiti più alti della ritrattistica molteniana, datati alla seconda metà degli anni quaranta, ad esempio il maestoso Ritratto di Giacomo Mellerio (1847- 1849 circa) dell’Ospedale Maggiore di Milano, oppure al Ritratto di Giorgio Guido Pallavicino Trivulzio (1847) in collezione privata, per non citare che due note effi gi virili. L’opera in esame si affi anca nella fattispecie al ritratto Mellerio, di cui ripropone la struttura compositiva incentrata sulla fi gura obliqua, elegantemente allungata in uno spazio interno suddiviso in linee geometriche. La luce, che penetra da una fi nestra esterna all’inquadratura, modella lo spazio costruendone la piena volumetria ed evidenziando i dettagli dell’arredamento, dalla tappezzeria a ramages damascati ai rilievi in bronzo dorato della preziosa pendola pensile, dal drappeggio cangiante, avviluppato in turgori barocchi, alla natura morta costituita dagli oggetti disseminati sul tavolo che funge da scrivania. Bartolomeo Ponti è immortalato al rientro da una passeggiata a cavallo – ne sono chiari indizi il frustino appoggiato al copricapo a cilindro e ai guanti appoggiati sulla poltrona e gli speroni calzati dal gentiluomo – mentre vaglia la corrispondenza soffermandosi a meditare il contenuto di quello che sembra un dispaccio da Vienna (il documento piegato sul tavolo reca impressa l’inconfondibile aquila bicipite). Si può ipotizzare un’allusione al conferimento di una carica o all’assegnazione di una concessione o anche di un altro privilegio o riconoscimento inerente l’attività imprenditoriale di Ponti (ad esempio il riconoscimento con decreto del 1838 a “fabbrica privilegiata nazionale”), circostanza che potrebbe avere determinato l’esecuzione del dipinto. Come nei migliori ritratti di Molteni, colpisce soprattutto il convincente e spontaneo naturalismo che contraddistingue il volto e i gesti del personaggio.

Cristina Pesaro

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