opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Montanari - Il mendicante

Giuseppe Montanari   Il mendicante
Giuseppe Montanari Il mendicante

GIUSEPPE MONTANARI

(Osimo, Ancona, 1889 - Varese, 1976)
 

Il mendicante, 1918
carboncino e sanguigna su carta, 1600 x 560 mm fi rmato e datato in basso al centro: “Gmontanari|1918”; sul retro scritta in gesso bianco non decifrabile: “Roma” [?] Varese, Musei Civici, inv. 194
Esposizioni: 1982, Varese, Antologica di Giuseppe Montanari.
Bibliografia: Giuseppe Montanari 1967, p. 16 (Il signor N.N.); Antologica di Giuseppe Montanari 1982, p. 13; Frattini 1983, ill. (copertina), p. 78; M. Mirra, in Musei Civici 2014, p. 264.

Giunto nelle collezioni civiche varesine nel 1977 per volontà testamentaria del notaio Giuseppe Bonazzola (Varese, 1879-1976) e studiato da Marta Mirra nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, p. 264), il carboncino è in realtà un bozzetto realizzato nel 1918 per il quadro Il signor N.N. dipinto nello stesso anno e ora conservato in collezione privata. Il disegno ritrae un vecchio in abiti logori e fuori misura mentre regge in mano un piattino per chiedere l’elemosina. Nel dipinto defi nitivo saranno aggiunti, oltre alle ovvie campiture cromatiche, anche un marciapiede urbano e un muro colmo di manifesti pubblicitari, probabilmente di spettacoli teatrali. Nel bozzetto il tratto è marcato e arricchito da segni rossi di sanguigna e da lumeggiature bianche che defi niscono forme e volumi in modo sostanziale. La prima produzione di Montanari, che si concentra nel secondo decennio del Novecento, offre un gran numero di esempi di quanto il pittore si sia confrontato con le esperienze di altri artisti che gravitavano attorno ai centri milanesi di elaborazione delle nuove tendenze come la Permanente o la Famiglia Artistica. Le affi nità con Carpi, Garbari, Salietti sono state evidenziate da Sergio Rebora assieme alla sintonia con certa pittura di Aroldo Bonzagni, artista che ha lavorato utilizzando la medesima spessa materia pittorica, calcata e corposa a restituire effetti espressivi di grande immediatezza (S. Rebora, in Giuseppe Montanari 2003). Del resto queste pennellate sporcate di nero devono esprimere il senso drammatico degli esiti di una guerra appena conclusa, quello stesso evento raccontato ironicamente nelle cartoline di Montanari per il maggiore Gennarelli delle raccolte civiche varesine (inv. 509-543) e che ora assume ne Il signor N.N. un tono di contenuta disperazione, mentre nelle opere di Bonzagni si manifesta in toni decisamente più caricati. Non è forse un caso che i due pittori siano stati entrambi allievi di Cesare Tallone all’Accademia di Brera a Milano (ciò giustifi ca dunque una certa affi nità stilistica di questi primi anni di produzione dopo la frequentazione delle lezioni braidensi) e che abbiano gravitato attorno alla Famiglia Artistica Milanese esercitando una vicendevole infl uenza sotto i diversi punti di vista prima ricordati. Felice esempio di bozzetto a carboncino, l’opera in analisi dimostra la padronanza delle tecniche di disegno preparatorio che, affacciandosi al nuovo decennio, diventeranno fondamentali per Montanari che ricorrerà a queste soluzioni per la trasposizione sia sulla tela che sul muro, in una sostanziale ripresa di matrice novecentista del mestiere dell’arte.

Cristina Pesaro

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