opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Montanari - Madre

Giuseppe Montanari   Madre
Giuseppe Montanari Madre

GIUSEPPE MONTANARI

(Osimo, Ancona, 1889 - Varese, 1976)
 

Madre, 1923
olio su tavola, 130 x 109,7 cm fi rmato e datato a sinistra: “G. Montanari /1923” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI00077AFC
Esposizioni: 1923, Milano, Esposizione nazionale d’arte, n. 251; 1928, Milano, Giuseppe Montanari, s.n.; 2003, Varese, Giuseppe Montanari, n. 3.
Bibliografia: Esposizione nazionale d’arte 1923, p. 34, n. 251; Sarfatti 1923, p. 30; Carrà 1928, tav. f.t.; Giuseppe Montanari 1967, ill. p. 43; Modesti 1967, tav. f.t.; Tesori d’arte 1995, p. 451, ill. n. 912; L. Lecci, in Le collezioni d’arte. Il Novecento 2000, p. 233, n. 232, ill.; S. Rebora, in Giuseppe Montanari 2003, p. 24, n. 3.

Acquistato nel 1924 in occasione dell’Esposizione Nazionale d’Arte di Brera del 1923 allestita alla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, il dipinto raffi gura una giovane donna e due bambini seduti sotto una loggia aperta sul paesaggio del lago di Varese.
Il tema ricorre nella produzione di Giuseppe Montanari fi n dal suo esordio, contraddistinto da opere dal contenuto sociale. In Madre i personaggi vengono disposti a piramide con al centro il massiccio corpo della donna coperta dall’abito nero. La tavola rispecchia l’atmosfera del “ritorno all’ordine” e la reazione post-bellica contro le avanguardie cubiste e futuriste a favore di un’arte classica, depurata da tutte le contingenze della realtà. Al pari di Antonio Donghi, Montanari studia il Rinascimento e la pittura di Raffaello in particolare, di cui nel 1920 era stato celebrato l’anniversario della morte alla XII Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia nel 1920. Proprio nel 1923 l’artista trascorre un breve periodo a Firenze, dove ha modo di ammirare le Madonne col Bambino e san Giovannino presenti in città.
Anche grazie a opere come queste, Giuseppe Montanari fu cooptato nel Novecento Italiano. Riunito intorno a Margherita Sarfatti, il gruppo teorizzava la necessità di una composizione rigorosa e senza tempo. L’opera di Montanari fu considerata positivamente, anche se con qualche riserva. A proposito di questo quadro, infatti, la Sarfatti scrisse sul secondo numero de “La Rivista illustrata del Popolo d’Italia” che, sebbene la composizione fosse ben organizzata, alcuni dettagli anatomici della donna erano troppo aderenti alla realtà. Avrebbe giovato al quadro, secondo la critica d’arte, una maggiore sintesi “trasfi guratrice”.

Antonella Crippa

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