opere in mostra

Opere in mostra

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Processione

Giuseppe Pellizza da Volpedo   Processione
Giuseppe Pellizza da Volpedo Processione

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO

(Volpedo, Alessandria, 1868-1907)
 

La processione, 1892-1895
olio su tela, 85 x 156 cm fi rmato in basso a destra: “G. Pellizza” Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, inv. 1782, Collezione Guido Rossi
Esposizioni scelte: 1895, Venezia, I Esposizione internazionale di Belle Arti, sala C, n. 264; 1897, Bruxelles, Exposition Internationale des Beaux-Arts, n. 19; 1900, Milano, IV Esposizione Triennale di Belle Arti, n. 461; 1902, Berlino, Grösse Berliner Kunst Ausstellung, sala 35a, n. 991; 1904, Saint Louis, Saint Louis International Exhibition of Fine Arts, n. 182; 1920, Milano, Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, n. 2; 1961, Torino, 119a Esposizione nazionale della Società Promotrice di Belle Arti, sala IV, n. 21; 1970, Milano, Mostra del Divisionismo Italiano, n. 54; 1979, Londra, Post-Impressionism: cross-currents in European painting, n. 374; 1980, Washington, Post-Impressionism: cross-currents in European and American Painting, 1880-1906, n. 222; 1988, Amsterdam, Ottocento-Novecento: Italiaanse kunst 1870- 1910, n. 70; 1990, Trento, Divisionismo italiano, n. 32; 1992, Baltimora, Ottocento: romanticism and revolution in 19th-century Italian painting, n. 96; 1993, Parigi, 1893: l’Europe des peintres, n. 74; 1999, Torino, Giuseppe Pellizza da Volpedo, n. 36; 2007, Berlino, Divisionism/Neo-impressionism, s.n.; 2007, New York, Divisionism/Neo-impressionism, n. 33; 2008, Londra, Radical Light, n. 10; 2008, Zurigo, Revolution des Lichts: Italienische Moderne von Segantini bis Balla, n. 10; 2011, Padova, Il simbolismo in Italia, n. 36; 2019, Assen, Sprezzatura, s.n.; 2019, Novara, Divisionismo, n. 32.
Bibliografia scelta: Scotti Tosini 1986, pp. 341-342 (con bibliografi a precedente); V. Greene, in Divisionism/Neo-Impressionism 2007, p. 122; L. Pucci, in Radical Light 2008, p. 156; L. Lombardi, in Il simbolismo in Italia 2011, p. 246; Vinardi 2018, pp. 8-53; Capolavori che ritornano 2018, p. 18; C. Giorgione, in Sprezzatura 2019, p. 88; C. Giorgione (scheda), M. Raspa (regesto) in Divisionismo 2019, pp. 140-141, 353-358.

Il dipinto venne esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1895, seconda opera pienamente divisionista di Pellizza dopo Sul fi enile, presentata l’anno precedente alle Esposizioni Riunite del Castello Sforzesco di Milano. Il soggetto, tratto dal vero, cattura un frammento di vita a Volpedo, paese natale dell’artista, trasfi - gurandolo nello stesso tempo in un delicato racconto simbolista. “Sto ultimando la Processione che invierò alla Mostra Veneziana: sono anime candide, cuori semplici, fi gure ingenue (così almeno tento di farle) che innalzano laudi al Creatore”: così scriveva l’artista in una lettera alla poetessa Neera l’8 gennaio 1895.

L’alternanza di piani in luce e in ombra scandisce la composizione, seguendo l’andamento del corteo di fanciulle biancovestite, in cui si avvertono echi della pittura toscana del Quattrocento (L. Lombardi, in Il simbolismo in Italia 2011, p. 246). La tecnica divisa, applicata in maniera rigorosa e causa della lunga storia esecutiva dell’opera, così come i vibranti effetti di luce, contribuisce a creare un clima emotivo di pace, di silenzio e di armonia. La processione, che segue la roggia di Volpedo così cara a Pellizza, è trasfi gurata in un’allegoria della vita umana e un inno al suo Creatore.

La genesi dell’opera è stata ricostruita nel dettaglio da Aurora Scotti nel catalogo generale del pittore, a cui si rimanda anche per tutta la bibliografi a precedente. I primi studi e schizzi per la composizione dell’opera risalgono al 1892. La realizzazione del dipinto occupò Pellizza nei tre anni successivi, intervenendo con continue modifi che e perfezionando la rigorosa applicazione della tecnica divisionista. Pellizza ritoccò il dipinto quando fu presentato alla prima Biennale di Venezia, e ancora l’anno dopo, per smorzare la dominante azzurrata creatasi con la preparazione bleu. Il 19 febbraio 1896 in una lettera a Segantini scriveva: “Ora, nella quiete di questa mia solitudine, sto modifi cando la mia Processione, troppo bluastra ed intera! Per inviarla poi col Fienile, pure ritoccato, alla prossima Esposizione di Torino” (Vinardi 2018, p. 45).

Alla Biennale veneziana il dipinto riscosse un grande successo di critica e Pellizza lo inviò a molte esposizioni in Italia e all’estero, guadagnandosi una notevole fortuna espositiva. Il 25 aprile 1897 scriveva a Segantini: “Se durante la mostra Veneziana mi recherò a Venezia avrò il piacere di vedere i due quadri che vi hai esposti. Io ho mandato a Bruxelles Mammine e Processione: è la prima volta che mando all’estero” (ivi, p. 48).

Nel 1896 fu infatti alla Promotrice di Torino, l’anno dopo alla sezione italiana dell’Esposizione di Bruxelles e alla Promotrice di Firenze, nel 1900 all’esposizione di Brera, nel 1902 a Berlino e nel 1903 al Glaspalast di Monaco di Baviera; l’anno successivo, all’Esposizione Universale di Saint Louis, ricevette la medaglia d’argento. Questa fortuna espositiva continuerà per tutto il XX secolo, come è possibile riscontrare nel lungo elenco di esposizioni in cui l’opera è stata presente.

Pellizza utilizzerà lo stesso scorcio con il viale alberato e la roggia dieci anni più tardi per Il Morticino, ora al Musée d’Orsay.

Il dipinto entrò nella collezione dell’industriale tessile Guido Rossi dopo il 1920, acquistata direttamente dagli eredi probabilmente dopo l’esposizione a Milano alla mostra retrospettiva della Galleria Pesaro: risale a questo periodo la cornice realizzata dalla bottega dell’ebanista Ettore Zaccari, ricca di richiami secessionisti e recante incisi il nome dell’artista e il titolo dell’opera. La cornice nasconde un’ulteriore doratura che contorna il coronamento superiore centinato sulla tela, recante l’iscrizione punzonata “Volpedo 1894”, con la quale l’opera si presentava fi no a quando Rossi la acquistò. L’industriale gallaratese possedeva ben cinque opere di Pellizza (oltre a questa, presente in mostra, il Ritratto del mediatore Giani e tre nature morte). Sempre Aurora Scotti (Capolavori che ritornano 2018, p. 18) ipotizza che Rossi entrò in contatto con le opere di Pellizza attraverso l’amico pittore Pietro Gaudenzi, da cui acquistò Mele ed uva a sua volta ottenute da Felice Abbiati, esecutore testamentario e tutore delle figlie di Pellizza. L’opera giunse al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica nel 1957 con il lascito testamentario che Rossi aveva predisposto due anni prima.

Claudio Giorgione

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