opere in mostra

Opere in mostra

 

Lodovico Cavaleri - Mattino in Liguria

Lodovico Cavaleri   Mattino in Liguria
Lodovico Cavaleri Mattino in Liguria

LUDOVICO CAVALERI

(Milano, 1867 - Cuvio, Varese, 1942)
 

Mattino in Liguria, 1925
olio su tela, 133 x 125 cm fi rmato e datato in basso a destra: “L. Cavaleri / 1925”; sul retro della tela in alto a destra: “L. Cavaleri / 1925 / ‘Mattino in Liguria’ / Vernazza (Riviera Levante)” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH00024AFC
Esposizioni: 1925, Milano, Esposizione Nazionale d’arte 1925, n. 203; 1999, Genova, Scoperta del Mare, n. 23.
Bibliografia: Esposizione Nazionale d’arte 1925, p. 36, n. 203; Rio di Valverde 1926, p. 12, ill. p. 9 (come Mattino in Riviera); L. Pini, in Scoperta del Mare 1999, p. 219, n. 23, ill.; S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, pp. 121-123, n. 51, ill.

La tela, eseguita da Cavaleri nell’estate del 1925, viene presentata al pubblico in occasione dell’Esposizione Nazionale di Brera svoltasi presso le sale della Società Permanente nell’autunno dello stesso anno. Entrato a far parte della collezione della Banca per la somma di ottomilaseicento lire, Mattino in Liguria non ha goduto della stessa divulgazione di altre opere realizzate da Cavaleri nel medesimo arco di tempo. In occasione della rassegna, inoltre, il dipinto è stato quasi completamente ignorato dalla critica militante, rivolta in direzione di una pittura più in consonanza con il linguaggio novecentista. Lo stesso Rio di Valverde, recensore di orientamento tardo-ottocentesco, spende poche parole sull’opera limitandosi a osservare come Cavaleri “riaffermò l’aristocratica sua sapienza degli effetti morbidi e suggestivi” (Rio di Valverde 1926). Come si evince dall’iscrizione autografa posta sul retro, il paesaggio raffi gura il porto di Vernazza, località delle Cinque Terre, ripreso dalla scogliera a picco sul mare riconoscibile sulla sinistra. L’artista adotta una griglia compositiva anticonvenzionale anteponendo alla descrizione del panorama, confi nato nella linea di orizzonte, la distesa del mare, che occupa tre quarti della scena. È come se Cavaleri volesse conferire alla sua rappresentazione, sostanzialmente oggettiva e quotidiana, il carattere di un evento segreto, di una “rivelazione”. Il paesaggio si carica di signifi cati allusivi e simbolici che ne infi ciano l’originaria componente naturalistica. La pittura di Cavaleri, lavorata a larghi piani nella resa delle case e del porto, diventa sensibile e frantumata in quella dell’effetto della luce dei primi raggi di sole sulla superfi cie delle acque

Sergio Rebora

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