opere in mostra

Opere in mostra

 

Luigi Conconi - Cenerentola

Luigi Conconi   Cenerentola
Luigi Conconi Cenerentola

LUIGI CONCONI

(Milano, 1852-1917)
 

Cenerentola, 1885-1890 circa
olio su tela, 38,5 x 78,5 cm fi rmato in basso a sinistra: “L. Conconi” Varese, Musei Civici, inv. 640
Esposizioni: 1995, Varese, La donazione Villa.
Bibliografia: AGiolli 1920, p. 48, ill., pp. 54, 55; Pagani 1955, p. 196, ill.; La donazione Villa 1995, tav. XVIII, 59, n. 640; L. Pini, in Il segno della Scapigliatura 2006, p. 146, n. 27; P. Plebani, in Musei Civici 2014, pp. 126-127.

Il dipinto è giunto al Comune di Varese nel 1993 attraverso il legato di Luigi Villa, ma rimangono in buona parte ignote le vicende collezionistiche precedenti della tela che è stata studiata da Paolo Plebani nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, pp. 126-127). I dipinti raccolti da Carlo, ereditati alla sua morte dal nipote, non costituivano una vera e propria collezione, ma erano piuttosto un gruppo di ritratti famigliari di maestri come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni (L. Pini, in Il segno della Scapigliatura 2006, p. 146, n. 27), mentre il quadro di Conconi è un soggetto di storia medievale che appartiene a tutt’altro contesto cronologico, considerato che è verosimilmente collocabile verso la fi ne degli anni ottanta dell’Ottocento. Con ogni probabilità Luigi Villa acquistò il dipinto negli anni venti o trenta del Novecento, forse dopo il 1920, se la tela del castello di Masnago è riconoscibile nella Cenerentola riprodotta e commentata da Giolli nella sua monografi a (Giolli 1920, pp. 48, 54, 55), dove è segnalata come proveniente dalla raccolta di “G. Belloni”. La qualità non eccelsa dell’immagine in bianco e nero pubblicata dallo studioso e soprattutto la mancanza d’indicazioni sulle dimensioni dell’opera non consentono al momento una identifi cazione inoppugnabile. La tela appartiene ai soggetti d’ispirazione neo-medievale che l’artista milanese sviluppò a cavallo tra gli anni ottanta e i primi anni novanta dell’Ottocento, ma che affrontò anche nei decenni successivi. Inizialmente questa ricerca si concretizzò nella serie delle “Fiabe e Leggende”, ispirate al Decameron di Boccaccio, ma presto si allargò anche a lavori il cui riferimento medievale è meno preciso ma in ogni caso indubitabile, come la tela in esame. A proposito di quest’ultima e della sua cronologia nel percorso di Conconi, Giolli segnala che una Cenerentola era stata inviata alla esposizione d’arte di Berlino del 1889 (Giolli 1920, p. 54). Se da un lato è necessaria un’assoluta cautela circa la possibilità che il dipinto spedito in Germania sia da identifi carsi con quello nelle raccolte civiche varesine, le cui dimensioni sono poco confacenti a un’opera che avrebbe dovuto rappresentare l’artista a un appuntamento internazionale così importante, dall’altro va sottolineato che la data 1889 costituisce anche per il quadro di Varese un punto di riferimento cronologico ineludibile. Matteo Bianchi e Giovanna Ginex (in Luigi Conconi incisore 1994, pp. 113-114) nello schedare l’acquaforte intitolata Cenerentola precisano che nell’incisione Conconi riprese in controparte un dipinto eseguito tra il 1881 e il 1887, senza tuttavia segnalare la tela in esame, la quale all’epoca non era stata ancora presentata al pubblico. Tale indicazione cronologica si può forse ulteriormente precisare circoscrivendo l’ideazione di questo motivo compositivo e la realizzazione del dipinto alla seconda metà degli anni ottanta dell’Ottocento, a ridosso insomma dell’esposizione berlinese del 1889. L’andamento orizzontale, quasi a fregio, è tipica di molti dei lavori appartenenti alla serie delle “Fiabe e Leggende” come, più in generale, di gran parte del repertorio neo-medievale conconiano e non solo; inoltre i personaggi del corteo di Cenerentola sono i paggi protagonisti di numerosi dipinti dell’artista riconducibili ai primissimi anni novanta.

Cristina Pesaro

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