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Manifattura dell'Italia settentrionale (su cartone di Girolamo Romanino) - Giudizio di Salomone

Manifattura dell'Italia settentrionale (su cartone di Girolamo Romanino)   Giudizio di Salomone
Manifattura dell'Italia settentrionale (su cartone di Girolamo Romanino) Giudizio di Salomone

MANIFATTURA DELL’ITALIA SETTENTRIONALE (SU CARTONE DI GIROLAMO ROMANINO)

Giudizio di Salomone, 1540-1543 circa
arazzo di fi li di lana, seta e argento, 187 x 277 cm Varese, Musei Civici, inv. 650
Esposizioni: 1995, Varese, La donazione Villa; 2006, Trento, Romanino.
Bibliografia: The Magnifi cent 1924, lotto 645 A; La donazione Villa 1995, p. 27; Forti Grazzini 1997, pp. 165-182; N. Forti Grazzini, in Flemish Tapestry 2002, p. 147; A. Bernardini, in Novità e riscoperte 2004, p. n.n.; M.C. Passoni, in Romanino 2006, pp. 192-193; A. Bernardini, in Gatti Perer 2011, II, pp. 345, 350, ill. 13, p. 347; M.C. Passoni, in Musei Civici 2014, pp. 48-49.

La fortuna critica dell’arazzo è recente e si deve a Nello Forti Grazzini, che l’ha reso noto quando si trovava nei depositi dei Musei Civici di Varese, riconoscendo in Girolamo Romanino l’ideatore del cartone e dedicando al manufatto un esame approfondito sul piano dello stile e della cronologia, fi no alla formulazione di un’ipotesi di committenza altamente plausibile (1997, pp. 48-49). Il tessile, insieme ad altri cinque pezzi dello stesso ciclo, era apparso nella vendita all’asta della collezione Benguiat, tenutasi a New York nel 1924, con l’attribuzione a manifattura di Arras della fi ne XV secolo (The Magnifi cent 1924, lotto 645 A). Il solo esemplare raffi gurante il Giudizio di Salomone è ricomparso nella raccolta del medico milanese Luigi Villa (1896-1992), quindi dal 1993, secondo la volontà del collezionista, è entrato a far parte del patrimonio dei Musei varesini (La donazione Villa 1995, p. 27) ed è stato studiato da Maria Cristina Passoni nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, p. 41). Sulla base di una testimonianza coeva e del signifi cato iconografi co sviluppato dall’intera serie, Forti Grazzini ne riconduce con validi argomenti l’esecuzione in occasione delle nozze tra Girolamo Martinengo di Padernello ed Eleonora Gonzaga, avvenute nel 1543. Allo stato attuale degli studi Girolamo Martinengo è uno dei rari possessori di arazzi documentati a Brescia nel Rinascimento. Potrebbe essersi indirizzato verso questo genere di paramenti sotto l’infl uenza della sorella Rizzarda, che nel 1537 aveva sposato Camillo Avogadro (Benzoni 2008, p. 154), fi glio di Matteo, il quale a inizio Cinquecento ospitava un arazziere fi ammingo documentato in contatto con il Romanino (Romanino 2006, p. 399). Nei soggetti degli arazzi (oltre al Giudizio di Salomone: La Sibilla Tiburtina mostra ad Augusto la Vergine con il Bambino; La vestizione di Uria; Uria davanti a David; Venere, Cupido e Marte; L’incontro di Mercurio e Aglauro), principalmente allusivi a temi militari e amorosi, Forti Grazzini ha ravvisato una strategia celebrativa delle vicende biografi - che di Girolamo Martinengo, condannato all’esilio per aver vendicato nel sangue l’omicidio del padre, quindi valoroso combattente al servizio di Venezia contro gli infedeli fi no alla riabilitazione in patria e alle nozze principesche (Forti Grazzini 1997; Benzoni 2008). Sempre a Forti Grazzini si deve l’ipotesi che la tessitura dell’arazzo spetti alla manifattura di Nicolas Karcher, il celebre arazziere di Bruxelles che dal 1539 al 1545 fu al servizio di Ercole Gonzaga (Forti Grazzini 1997; Id., in Flemish Tapestry 2002, p. 147). L’affascinante impalcatura di ipotesi ordita dallo studioso è al momento l’unica pista percorribile, in attesa che da qualche inventario possa emergere testimonianza di una serie di manufatti così importante.

Cristina Pesaro

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