opere in mostra

Opere in mostra

 

Scultore veneto (?) - Coppia di telamoni con filosofi antichi (?)

Scultore veneto ()   Coppia di telamoni con filosofi antichi ()
Scultore veneto () Coppia di telamoni con filosofi antichi ()

SCULTORE VENETO (?)

a. Telamone con fi losofo antico (?)
b. Telamone con fi losofo antico (?), fi ne del XVII - inizio del XVIII secolo

legno di noce intagliato, 143,5 x 36 x 41 cm (a), 143,5 x 42 x 41 cm (b) Varese, Musei Civici, invv. 641, 642
Esposizioni: 1995, Varese, La donazione Villa, 1995.
Bibliografia: La donazione Villa 1995, pp. 42, ill., 59; P. Vanoli, in Musei Civici 2014, p. 99

I due telamoni lignei entrano nelle collezioni civiche nel 1993 a seguito della donazione di Luigi Villa, cui appartenevano, e sono stati studiati da Paolo Vanoli nel catalogo generale del Museo Civico (Musei Civici 2014, p. 99). Non si hanno notizie sulla loro collocazione originaria. Nel catalogo della mostra del 1995 dedicata a tale donazione fi gurano come Profeti e vengono assegnati all’ambito dei Fantoni di Rovetta, con una generica datazione al XVIII secolo (La donazione Villa 1995, pp. 42, ill., 59). L’accostamento alla bottega bergamasca dei Fantoni suscita più di una perplessità, alla luce delle evidenti diffi coltà di trovare punti di ancoraggio convincenti tra il catalogo degli intagliatori e scultori originari di Rovetta e le due sculture del Museo. Per tipologia e caratteri stilistici le due opere della donazione Villa sembrano piuttosto avvicinarsi alla scultura lignea veneziana della fi ne del Seicento, trovando un termine di confronto signifi cativo nella produzione di Giacomo Piazzetta (Pederobba, 1640 circa - Venezia, 1705), in particolare nella serie di ventotto telamoni eseguiti verso il 1683 per la biblioteca del convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia (S. Zanuso, in Bacchi 2000). Dispersi all’inizio dell’Ottocento, i telamoni di Piazzetta ci sono noti tramite ventiquattro modelli in terracotta, sparsi tra diversi musei e collezioni private, raffi guranti nudi virili a fi gura intera, rivestiti solo da ampi panneggi che ne sottolineano le anatomie vigorose e la forte tensione espressiva. Un linguaggio di cui sembra di percepire il rifl esso nei due telamoni dei Musei Civici varesini, specie nella gestualità accentuata e nel vigore plastico che li contrappone alla staticità del supporto. In mancanza di dati riguardo alla collocazione originaria dei due telamoni è d’obbligo mantenere una certa prudenza anche in merito alla loro identifi cazione iconografi ca. Alla proposta di riconoscervi due profeti può essere affi ancata l’ipotesi che si tratti di due fi losofi classici, considerato che le fi sionomie all’antica, l’attributo del libro e la gestualità retorica che li contraddistingue potrebbero ben adattarsi anche a tale iconografi a. Ciò comporterebbe anche una diversa supposizione sulla provenienza delle due sculture, che, come nel caso degli esempi veneziani di Piazzetta già ricordati, andrebbe orientata molto verosimilmente verso una biblioteca.

Cristina Pesaro

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