opere in mostra

Opere in mostra

 

Telemaco Signorini - Non potendo aspettare; La lettera

Telemaco Signorini   Non potendo aspettare; La lettera
Telemaco Signorini Non potendo aspettare; La lettera

TELEMACO SIGNORINI

(Firenze, 1835-1901)
 

Non potendo aspettare; La lettera, 1867
olio su tela, 46,6 x 37,5 cm fi rmato in basso a sinistra: “T. Signorini” Milano, Collezione Fondazione Cariplo - Gallerie d’Italia, Piazza Scala, inv. FC 0008
Esposizioni: 1867, Firenze, Catalogo delle Opere ammesse all’Esposizione solenne, n. 145; 1929, Milano, Vendita all’asta della Raccolta Alessandro Magnelli, n. 56; 1975-1976, Monaco di Baviera, Toskanische Impressionen, n. 183; 1976, Firenze, I Macchiaioli, n. 192; 1979, Lugano, I Macchiaioli, n. 106; 1982, Manchester-Edimburgo, The Macchiaioli, n. 47; 1991, Firenze, Gli anni di Piagentina, n. 60; 1996-1997, Livorno, L’opera critica di Diego Martelli, n. 2.16; 1997, Firenze, Telemaco Signorini, n. 48; 2002, Castiglioncello, I macchiaioli, n. 70; 2003-2004, Padova, I macchiaioli prima dell’Impressionismo, n. 82; 2007-2008, Roma, I Macchiaioli. Sentimento del vero, n. 59; 2009-2010, Padova, Telemaco Signorini, n. 49; 2013-2014, Parigi-Madrid, Macchiaioli, n. 52; 2015, Forlì, Boldini, n. 124; 2018, Terni, Tra Macchiaioli e Belle Époque, s.n.
Bibliografia: Catalogo delle Opere ammesse all’Esposizione solenne 1867, p. 7, n. 145; Catalogo della vendita all’asta della Raccolta Alessandro Magnelli 1929, n. 56, p. 10; Toskanische Impressionen 1975, ill. 183, p. 187, n. 183, p. 188; I Macchiaioli 1976, p. 225, n. 192, ill.; I Macchiaioli 1979, ill. p. 78, p. 79, n. 106; The Macchiaioli 1982, p. 86, n. 47, ill.; C. Morandi, in Gli anni di Piagentina 1991, n. 60, p. n.n., ill. p. n.n.; L. Lombardi, in L’opera critica di Diego Martelli 1996, p. 92, n. 2.16, ill. p. 93; G. Pistone, in Telemaco Signorini 1997, p. 78, n. 48, ill. p. 79; S. Rebora, in Le collezioni d’arte. L’Ottocento 1999, pp. 326-328, n. 224, ill. (con bibliografi a precedente); Bietoletti 2001, p. 214, ill.; S. Bietoletti, in I macchiaioli 2002, p. 206, n. 70, ill. p. 207; L. Lombardi, in I macchiaioli prima dell’Impressionismo 2003, p. 242, n. 82, ill. p. 243; S. Bietoletti, in I Macchiaioli. Sentimento del vero 2007, ill. p. 81, p. 198, n. 59, ill. p. 199; Telemaco Signorini 2009, pp. 225-226, n. 49, ill. p. 227; E. Lissoni, in Da Canova a Boccioni 2011, p. 235, n. X.148, ill.; Macchiaioli 2013, p. 213, n. 52; Boldini 2015, p. 189, n. 124; Tra Macchiaioli e Belle Époque 2018, pp. 102-103.

Il dipinto, restaurato nel 1997 dallo studio milanese Ferriani & Beccaria, compare per la prima volta in pubblico all’esposizione annuale della Promotrice di Firenze del 1867 insieme al suo pendant, intitolato Aspettando, attualmente conservato presso una collezione privata e raffi gurante anch’esso una giovane donna in visita all’atelier dell’artista. In occasione della rassegna fi orentina l’opera raccoglie gli elogi di Diego Martelli sulle colonne del “Gazzettino delle Arti del Disegno”; successivamente viene acquistata dal mercante Molena entrando poi a far parte della Collezione Alessandro Magnelli di Firenze. Transitata nella collezione milanese di Giuseppe e Angela Solbiati, la tela fu acquistata all’Asta Finarte 1017 nel 1997.
L’episodio è ambientato in un angolo dello studio di Signorini stesso, riconoscibile dall’affollamento eterogeneo e studiato dei dipinti alle pareti, e ripreso anche in Aspettando. Grazie a un ritratto fotografi co conservato presso l’archivio di Telemaco Signorini, nella fi gura femminile seduta e impegnata nella stesura di un biglietto destinato all’artista atteso invano è identifi cabile Caterina Eyre. La gentildonna compare tra i frequentatori del salotto dei conti De Gori a Siena, dove conosce appunto Signorini, che in quegli anni impartisce lezioni di disegno ai giovani fi gli del padrone di casa. L’opera s’inserisce nel ricco fi lone di scene di genere ambientate all’interno degli atelier artistici, nel quale si contano anche numerose opere eseguite da pittori che gravitano intorno alla “macchia”, come Odoardo Borrani, di cui si ricorda il noto Una visita al mio studio (1872), ora in collezione privata. La stesura, sciolta e brillante, è valorizzata dai preziosi accostamenti cromatici e dai raffi nati effetti di luce, che costruiscono plasticamente la fi gura femminile e animano alcuni elementi dell’ambientazione, come le cornici dei dipinti sullo sfondo.

Sergio Rebora

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