opere in mostra

Opere in mostra

 

Arturo Tosi - Natura Morta

37 Tosi natura morta pt705
37 Tosi natura morta pt705

ARTURO TOSI

(Busto Arsizio, Varese, 1871 - Milano, 1956)
 

Natura morta, 1930-1940
olio su tavola, 49,5 x 60 cm firmato in basso a destra: “A. Tosi” collezione privata
Esposizioni: 1971, Vicenza, L’Arte nelle collezioni vicentine; 2003, Milano, Natura morta natura viva.
Bibliografia: L’Arte nelle collezioni vicentine 1971, n. 46, p. 39; Natura morta natura viva 2003, n. 24, p. 40, ill. a colori p. 29.

Quest’olio su tavola di Arturo Tosi appartiene a una collezione privata e viene esposto al pubblico per la terza volta. Tratta un genere pittorico poco praticato dall’artista, che ha prediletto la pittura di paesaggio (si veda cat. 47). Fu realizzato negli anni trenta, quando il pittore aveva già maturato la lezione cezanniana ed era pienamente inserito nel movimento artistico Novecento, promosso e sostenuto nel Ventennio dal critico Margherita Sarfatti. Arturo Tosi, che nasce a Busto Arsizio da una famiglia di imprenditori cotonieri, aveva deciso a fine anni ottanta dell’Ottocento a Milano, di dedicarsi alla pittura: prende lezione dal post-scapigliato Adolfo Feragutti Visconti e segue gli insegnamenti della scuola lombarda di sentore emotivo-esistenziale – che conta i nomi di Ranzoni, Cremona, Gola –, mentre tiene conto delle ricerche sulla luce dell’amico Grubicy, rifiutando tuttavia il suo Divisionismo. Gli esiti di tale percorso iniziale lo portano a definire quello a cavallo tra Otto e Novecento un periodo di “pittura alcoolica” per la furia creativa della sua densa e vorticosa pennellata, che andrà poi a smorzarsi nei decenni successivi, in cui medita le strutture sensibili di Cézanne e, nel caso di questa natura morta, la lirica semplicità compositiva morandiana. Su un probabile tavolo tondo che pare inclinato in avanti – intessuto di pennellate brune, marroni e di tratti blu, cromie che si raccordano con uno sfondo altrettanto cupo e mosso – emergono i quattro elementi della Natura morta: la fruttiera lobata di ceramica bianca che bilancia nello spazio del quadro la bottiglia analogamente chiara e ondulata, mentre la mela intervalla la sequenza dei due oggetti e la zucca gialla la chiude a destra. Ci sono elementi sufficienti per far pensare a un omaggio di Tosi a due grandi maestri delle moderne nature morte: Cézanne, con la rottura dei rigidi canoni prospettici e la simbolica mela; Morandi con il poetico rigore formale che infonde, anche agli oggetti quotidiani più semplici, una pacata solennità.
Fabrizio Rovesti

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