opere in mostra

Opere in mostra

 

Baldassare Longoni - trittico: Terre dorate d' Italia: Aratura

23 BPL 764 HD Terre d'orate d'Italia, aratura
23 BPL 764 HD Terre d'orate d'Italia, aratura

BALDASSARE LONGONI

(Dizzasco d’Intelvi, Como, 1876 - Camerlata, Como, 1956)
 

Terre dorate d’Italia: aratura, 1940
olio su tela, 101,3 x 120 cm Gruppo Banco BPM - Collezione Banca Popolare di Crema, inv. BPL-764
Esposizioni: 1940, Cremona, 2a Rassegna del Premio Cremona.
Bibliografia: Longatti 1992, pp. 23-31.

Erroneamente inventariato come opera di Carlo Vittori, questo dipinto fu realizzato dal pittore comasco Baldassare Longoni insieme ad altre due tele con le quali formava un trittico dal titolo Terre dorate d’Italia. La serie, oggi smembrata in diverse sale della Banca Popolare di Cremona, partecipò alla seconda edizione del Premio Cremona (1940) che aveva per tema la “Battaglia del grano”. Questo dipinto raffigura nello specifico l’Aratura, mentre i due compagni, rispettivamente, la Mietitura (inv. BPL-824) e Contadini che zappano la terra (inv. BPL- 872). Con quest’ultimo quadro, l’Aratura affiancava la Mietitura che, di dimensioni maggiori, doveva trovare posto al centro del trittico. Questo formato, derivante dall’ambito sacrale, trovò particolare affermazione proprio nella seconda rassegna del Premio Cremona (su tali rassegne si veda Tellini Perina 1993, pp. 51-57). Il quadro di Longoni apre su un paesaggio pianeggiante dove, sparpagliati lungo linee zigzaganti che corrono in profondità, compaiono gruppetti di contadini che guidano l’aratro trainato da buoi; zone di terreno incolte – come la fascia in primo piano – si alternano a porzioni già arate, determinando delicati trapassi dal verde-oro al marrone, entro una sinfonia di toni monocromatici imbevuti di luce. Vocazione divisionista e naturalistica si mescolano in una visione di ampio coinvolgimento atmosferico, in un’adesione ariosa alla campagna e alla vita semplice dei contadini, in linea con la retorica del fascismo. I paesaggi di Longoni, abitati da animali e da contadini intenti alle loro mansioni, sono vedute agresti ritratte con un sentimento di verità e di partecipazione alla vita e al lavoro dei campi. È una natura amica e quotidiana che racconta il volgersi delle stagioni attraverso il lavoro, una natura cordiale e affettuosa ma lontana da ogni accento romantico o misterioso, così come da ogni segno della civiltà industriale (per una più ampia discussione critica sull’opera di Longoni si veda la scheda al cat. 24). Il dipinto presenta forti affinità con altri dello stesso periodo, tra cui ad esempio Aratura, databile tra il 1940 e il 1945 (Baldassare Longoni 1992, ill. p. 90).
Raffaella Colace

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