opere in mostra

Opere in mostra

 

De Rocchi - Giardino dell' Abbazia (CHIOSTRO)

Giardino dell'Abbazia
Giardino dell'Abbazia

FRANCESCO DE ROCCHI

(Saronno, Varese, 1902 - Milano, 1978)
 

Giardino dell’abbazia, 1947
olio su tavola, 90 x 70 cm firmato e datato in basso a destra: “F. De Rocchi 47” collezione privata
Esposizioni: 1948, Venezia, Biennale d’arte; 2000, Sarnano.
Bibliografia: De Stasio 2000, p. 33; Pontiggia 2002, II, p. 92.

L’abbazia cui allude il titolo della tavola è quella di Chiaravalle, il piccolo borgo alle porte di Milano che De Rocchi rappresenta anche in Mattino a Chiaravalle, dello stesso 1947. Sullo sfondo della composizione si riconosce il campanile, la torre detta Ciribiciaccola, ma l’artista è attratto soprattutto dal giardino che circonda l’abbazia: un giardino raffigurato a fasce sovrapposte di colore tenue, cui fa da contrappunto l’imponente verticalità degli alberi sulla sinistra. I giardini sono oggetto di una significativa ricerca pittorica cromatico-luminosa da parte del chiarista De Rocchi: il tema, avviato in particolare a partire dal secondo dopoguerra, avrà nel tempo diverse sottili declinazioni. Nell’opera in questione vi è l’eco tonale delle semplificate figure ocra-rosa della prima metà degli anni trenta, mentre di loro si sono perse le lievi definizioni delle forme, ora più aperte alla spazialità del quadro; così come, facendo tesoro del Divisionismo lombardo, le fitte tessiture fatte per piccoli tocchi sono presenti solo nella vegetazione. In momenti successivi, intensi colpi di pennello comporranno veri e propri mosaici luminosi, che denotano una vicinanza alla pittura di Pierre Bonnard. Ritornando alla diverse tessiture del dipinto in esame, peraltro perfettamente unificate dalle delicate cromie, dobbiamo ricordare che De Rocchi, diversamente dall’altro chiarista Del Bon, lavorava lentamente e per zone successive: la realizzazione di un quadro poteva richiedere tempi anche molto lunghi. Per De Rocchi, del resto come per Del Bon – osserva il critico Marina De Stasio –, è l’esigenza interiore a dettare le soluzioni stilistiche, ma se per Del Bon la realtà è apparenza precaria, da cogliere in fretta prima che si dilegui, per De Rocchi è apparizione, è manifestazione del vero. “La sua religiosità profonda, immanente, fa sì che veda in ogni cosa una rivelazione della bellezza e della sacralità del creato, del miracolo dell’essere.” E nella contemplazione della quiete del Giardino dell’abbazia s’immerge nel tentativo di coglierne l’interiorità.
Fabrizio Rovesti

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