opere in mostra

Opere in mostra

 

Del Bon - Fiori nel vaso

53 Del Bon Rami nel vaso 1943
53 Del Bon Rami nel vaso 1943

ANGELO DEL BON

(Milano, 1898 - Desio, Monza e Brianza, 1952)
 

Rami con fiori nel vaso, 1943
olio su tela, 55 x 46 cm firmato in basso a sinistra: “A Del Bon” collezione privata
Bibliografia: Carrà, Marchiori 1978, p. 446.

Il quadro rappresenta dei rami di fiori gialli e foglie dipinti con quell’impeto creativo che l’artista ha interiorizzato nel suo rapportarsi con la natura, semplificato nelle linee e nei colori secondo lo stile chiaro e antiplastico che distingue la sua produzione a partire dagli anni trenta. È in tale periodo che Del Bon si apre alla nuova pittura figurativa francese evocata dal giovane critico Edoardo Persico (che nel 1930 lo porta in mostra nella celebre collettiva milanese alla Galleria Il Milione), tendenza nella quale si incontrano i pittori del Chiarismo milanese: De Rocchi, Lilloni, Spilimbergo e il più scostante De Amicis. Per Del Bon è altresì importante la frequentazione del pittore Renato Birolli, dal quale, tra l’altro, apprende la tecnica di dipingere a olio su una base di bianco ancora fresco, come si evince dall’osservazione sia dello sfondo che dello svelto delineare i rami e il vaso di quest’opera. Sono trascorsi diciotto anni da quando Del Bon ha dipinto Lo schermidore, esposto alla V Sindacale lombarda alla Permanente con cui si aggiudica il Premio Principe Umberto. L’opera costituisce un punto di riferimento importante nel percorso del Chiarismo, ovvero segna il momento più alto dell’affermazione della tendenza in ambito milanese. Il giovane atleta seduto, pensieroso e immobile, emana un chiarore che pare dilatarsi nello spazio circostante intessuto di delicatissimi segni rosa. Non è il dinamico atleta futurista e neppure il potente uomo dei novecentisti. Lo schermidore di Del Bon “non combatte contro un avversario, ma contro le incertezze del vivere, e la lotta si presenta impari” (I chiaristi: Milano e l’alto Mantovano negli anni Trenta, a cura di Elena Pontiggia, catalogo della mostra, Milano 1996). La realtà è per l’artista milanese come il vivere: apparenza provvisoria da svelare prima che svanisca. Se nell’atleta del 1934 il grosso corpo giallo niveo sembra comporsi delle stesse molecole dell’ambiente che lo ospita, nei Rami con fiori nel vaso si coglie un’esistenza autonoma, sia pure fugace, dell’oggetto, come in altre “nature” sempre portate su un piano bidimensionale e definite da un tratteggio rapido e spezzato dei contorni, non sempre coincidenti con le mosse campiture cromatiche à plat di foglie, fiori, frutta o del contenitore.
Fabrizio Rovesti

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