opere in mostra

Opere in mostra

 

Filippo De Pisis - Temporale

40 De Pisis AI01409AFC
40 De Pisis AI01409AFC

FILIPPO DE PISIS

(Ferrara, 1896 - Brugherio, Milano, 1956)
 

Temporale o Tempesta, 1933
olio su tavola multistrato, 46 x 99 cm firmato in basso a destra “de Pisis”; al verso, sulla tavola, al centro, etichetta cartacea dello Studio G. R. di Cortina d’Ampezzo-Sacile-Conegliano con iscrizione dattiloscritta: “La tempesta/ 1933”; in basso a sinistra, etichetta cartacea dello Studio Marconi con iscrizione dattiloscritta: “Senza titolo/ 1937” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AI01409AFC
Esposizioni: 1981, Conegliano, Omaggio a Filippo De Pisis, n. 9; 2016, Lecco, Natura e città, s.n. Bibliografia: Omaggio a Filippo De Pisis 1981, ill. 9, p. 39; Tesori d’arte delle banche lombarde 1995, ill. 783, p. 396 (Paesaggio con passero e casolare); Natura e città 2016, pp. 84-85.

Il dipinto presenta al verso le etichette di due gallerie d’arte grazie alle quali è stato possibile identificarlo con Temporale o Tempesta, opera esposta alla mostra Omaggio a Filippo De Pisis svoltasi a Conegliano nel 1981, nel cui catalogo sono state recuperate le indicazioni di provenienza relative ai precedenti passaggi di proprietà. Agli inizi degli anni trenta De Pisis sperimenta il genere della natura morta introducendovi scorci di paesaggio che sono spesso ispirati alle località in cui soggiorna durante i frequenti spostamenti da Parigi, sua città di elezione dal 1925 al 1939. In particolare, si segnalano le nature morte ambientate nel 1930-1931 sui litorali veneziani, nel 1932 lungo la costa romana e nei dintorni di Cannes, e nel 1933 a Cesenatico, sulla riviera adriatica. Risale inoltre al 1933 una Natura morta con la ghiandaia (esposta alla II Quadriennale d’arte nazionale di Roma nel 1935; ubicazione sconosciuta) che presenta elementi iconografici molto simili all’opera in mostra: una ghiandaia giace ferita sullo sfondo di un paesaggio pianeggiante, la cui desolazione è interrotta da un gruppo di tre alberi sulla sinistra. Le due opere condividono il carattere tetro della scena, enfatizzato dalla figura dell’uccello ferito che, in questa versione, cade a terra travolto dal temporale, incombente all’orizzonte. La pittura magra e rapida che caratterizza le opere di questi anni e, in particolare, le nature morte, tra le quali ricordiamo Fiori di campo (Collezione Fondazione Cariplo), si traduce nel Temporale in pochi tratti di colore stesi sulla tavola preparata con un sottile strato di vernice. Il legno del supporto è lasciato a vista in più punti mentre, al centro, la materia pittorica appare eliminata mediante graffiature eseguite con la punta del pennello. Ne deriva una composizione dominata da basse tonalità – dal grigio al bruno, al verde scuro – che sembrano alludere al senso di inquietudine che precede e segue l’arrivo del temporale.
Laura Casone

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