opere in mostra

Opere in mostra

 

Filippo Tibertelli, detto De Pisis - Natura morta in interno con melanzane e cipolle

33 DE PISIS
33 DE PISIS

FILIPPO DE PISIS

(Ferrara, 1896 - Brugherio, Milano, 1956)
 

Natura morta in interno con melanzane e cipolle, 1941-1943
olio su cartone, 52 x 72 cm firmato in alto a sinistra: “v. r.” Gruppo Banco BPM - Collezione Banca Popolare di Milano
Esposizioni: 2003, Legnano, Altro valore. Dal ’200 al ’900. Banca di Legnano espone le sue opere d’arte, n. 12. Bibliografia: Palamidese 2003, p. 120.

Filippo Tibertelli, in arte De Pisis, dall’antico nome di famiglia, fu pittore, poeta e scrittore. La sua formazione deriva da fonti disparate, Impressionismo, Simbolismo, Futurismo, ambiente romano, anche se di fatto egli resta un isolato e preferisce percorrere il suo cammino in solitudine, estraneo a gruppi e a scuole. Dopo l’incontro ferrarese con de Chirico, Savinio e Carrà, De Pisis si avvicina alla metafisica, interpretandola, però, non come distacco dalla realtà, trapasso in una dimensione aspaziale e atemporale, ma come percezione della malinconia della vita e della sua ineluttabile brevità. Natura morta con melanzane e cipolle risale agli anni tra il 1941 e il 1943, quando il pittore, dopo un quindicennio trascorso a Parigi, torna a Milano, in via Rugabella, come è confermato dalla scritta “V. R.” che compare in alto a sinistra. Il tavolo inclinato rappresenta fin dai primi anni uno dei soggetti preferiti di De Pisis. Questa propensione a linee oblique, a piani privi di resa prospettica, è un dettame stilistico desunto da Cézanne che il pittore ripete innumerevoli volte nelle sue nature morte. Al posto delle più consuete immagini di conchiglie, crostacei, frutta e verdura tondeggiante, accostati con proverbiale naturalezza a oggetti di vario genere, l’artista propone in questa tela due melanzane, abbandonate insieme a tre cipolle “come relitti di un ultimo naufragio” dirà Arcangeli. Il viola delle melanzane orienta le scelte cromatiche della composizione verso tonalità calde e raffinate, dall’arancio al marrone, che rimandano a un clima d’intimità casalinga indagato e reso con brevi pennellate lievi e vibranti, attraversate da ombre e da guizzi di luce. Più che rappresentazione di una realtà nella sua fresca vitalità, questi ortaggi hanno l’aspetto di una rievocazione. De Pisis è conscio che il dramma dell’uomo si svolge nella quotidianità, nelle piccole cose destinate a morire e a esse rivolge la sua indagine, permeata da una costante angoscia esistenziale e pervasa da un sentimento di morte. Gli oggetti delle sue nature morte, poggianti su piani traballanti, sono ispirati da questa necessità concettuale, dalla ricerca della dimensione cosmica attraverso il colloquio con le cose di tutti i giorni e non certo da un naturalismo materialista. La drammaticità delle vicende belliche di questi anni rende più fermo il rifiuto di una realtà “odiata perché brutta” e il primo profilarsi di una malattia mentale accresce il senso doloroso della vita.
Giovanna Palamidese

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