opere in mostra

Opere in mostra

 

Giorgio Morandi - Natura Morta - 1947

31 Gallarate Galleria d'Arte MAGA Giorgio Morandi Natura Morta 1947
31 Gallarate Galleria d'Arte MAGA Giorgio Morandi Natura Morta 1947

GIORGIO MORANDI

(Bologna, 1890-1964)
 

Natura morta, 1947
olio su tela, 28 x 52 cm firmato in basso a sinistra: “Morandi” Gallarate, Museo MA*GA, deposito da collezione privata
Esposizioni: 1989, San Pietroburgo e Mosca, n. 42; 1989, Londra, n. 42; 1989, Locarno, n. 51; 1989, Schleswig, Giorgio Morandi 1890-1964. Gemälde, Aquarelle, Zeichnungen Das Druckgraphische Werk, n. 45; 1989-1900, Tubinga e Düsseldorf, n. 78; 1990, Bologna, Giorgio Morandi 1890-1990. Mostra del centenario, n. 101; 1990-1991, Milano, Morandi e Milano, n. 58; 1996-1997, Parigi, Giorgio Morandi. Rétrospective, p. 142; 1997, San Paolo del Brasile.
Bibliografia: Pasquali 2000, n. 1947/3, p. 39.

Morandi è un artista solitario, vissuto in un proverbiale isolamento dal clima culturale italiano. All’indifferenza per i movimenti italiani corrisponde l’attenzione per maestri come Vermeer, Corot, Rousseau e soprattutto Cézanne. Da quest’ultimo e dalla sua concezione dello spazio, “la realtà come viene posta ed esperita dalla coscienza”, prendono le mosse sia Morandi che Mondrian. Entrambi, pur pervenendo a risultati opposti, concludono la cultura figurativa dei rispettivi Paesi. Mentre il pittore olandese realizza lo spazio sulla tela facendo scomparire le cose in uno schema geometrico e portando alle ultime conseguenze la riflessione razionale fatta dal Cubismo sulla realtà, Morandi vuol fare scomparire sulla tela il concetto di spazio, cioè la prospettiva basata sulla geometria euclidea, su cui si fonda tutta la tradizione pittorica italiana, da Giotto in poi. L’opera esposta, severa e meditata, intitolata, come molte altre, Natura morta, costituisce un esempio significativo di questa indagine sulla realtà, condotta attraverso oggetti semplici, una bottiglia vuota, una tazza, dei contenitori da cucina, che si ripetono nella sua produzione in infinite varianti, perché l’esperienza del reale è sempre diversa e diverse sono le relazioni che si creano tra le cose. Quella di Morandi è una pittura intima perché deriva da uno scavo interiore, è un’apertura del proprio essere all’essere del mondo e lo spazio in cui colloca gli oggetti che ritrae è lo spazio naturale e, insieme, quello della coscienza. La profondità è resa dalla semplice disposizione degli oggetti e dal loro colore, più scuri quelli sul fondo, più chiari quelli in primo piano. Le pennellate, tutte visibili, animano le campiture e ci ricordano Cézanne. Il colore tonale, polveroso e opaco, tutto giocato sui toni dell’ocra, è l’opposto di quello gridato ed esuberante del movimento futurista e contraddistingue la pittura morandiana di questo periodo. Dopo i paesaggi del tempo di guerra, che trasmettono l’angoscia derivata dagli eventi, Morandi si concentra sulla natura morta e la sua pittura assume tonalità più serene, dominate da una luce nitida e chiarissima, capace di trasfigurare gli oggetti privandoli quasi della loro consistenza reale.
Giovanna Palamidese

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