opere in mostra

Opere in mostra

 

Giorgio Morandi - Natura Morta - 1959

32 MORANDI
32 MORANDI

GIORGIO MORANDI

(Bologna, 1890-1964)
 

Natura morta, 1959
olio su tela, 25 x 27,5 cm firmato in basso a sinistra: “Morandi” Gruppo Banco BPM - Collezione Banca Popolare di Milano
Esposizioni: 2003, Legnano, Altro valore. Dal ’200 al ’900. Banca di Legnano espone le sue opere d’arte, n. 13. Bibliografia: Palamidese 2003, pp. 85, 122, 123.

L’opera in esame appartiene agli ultimi anni della produzione artistica di Morandi, quando il pittore ha ormai raggiunto e consolidato una fama internazionale che, peraltro, non determina mutamenti nelle sue riservate abitudini di vita. Egli continua a risiedere nella casa di via Fondazza a Bologna, insieme alle sorelle, e a frequentare i luoghi abituali, Levico in Valsugana e Grizzana, dove ha trascorso anche gli anni drammatici della guerra. Come in tutte le altre nature morte, anche in questa Morandi non dipinge oggetti di fantasia ma cose che esistono davvero e che, ancora oggi, sono esposte nel suo studio. Bottiglie, tazze e contenitori sono gli oggetti preferiti da riprodurre sulla tela, che il pittore impedisce alle sorelle di spolverare perché devono mostrare lo scorrere del tempo. In questa composizione raggruppa, accanto all’abituale bottiglia bianca, anche un parallelepipedo, un cilindro e, sul retro, un’altra figura, probabilmente un cubo. Utilizza solidi geometrici che realizza con le sue mani, come dimostra il loro profilo tremolante, che riflette con fedeltà lo spigolo prodotto dalla piegatura della carta. La struttura compatta al centro dello spazio pare volersi chiudere in difesa di fronte ai pericoli di una realtà in perenne trasformazione e riflette il sentire del poeta e il peso della solitudine che sempre più grava su di lui. Morandi medita per ore, talvolta per giorni, la scelta degli oggetti, la loro disposizione, il suo punto di vista, e aspetta che la luce sia quella giusta. Nulla deve disturbare la coerenza formale della composizione. Il colore è contenuto, il tono smorzato e, in questi ultimi anni della sua vita, le figure diventano sempre più rarefatte mentre le tele sono di dimensioni sempre più ridotte. Non c’è monotonia e ripetizione nelle sue opere, ma una tensione profonda a scrutare il reale, a scorgerne ogni variazione, anche impercettibile, perché ogni quadro è una lettura del mondo, alla ricerca del segreto delle cose e della loro eternità. Egli più volte afferma che “nulla è più astratto del reale” e, pur rimanendo sempre fedele al mondo visibile e concreto, gli oggetti ordinari che dipinge non rappresentano mai uno scorcio di realtà, ma traducono l’originario ordine del creato.
Giovanna Palamidese

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