opere in mostra

Giunni - Baita

57 GIunni Baita
57 GIunni Baita

PIERO GIUNNI

(Villa Cortese, Milano, 1912 - Bondone, Trento, 2000)
 

La baita, 1954
olio su tela, 60 x 90 cm firmato in basso a sinistra: “Giunni 54” collezione privata
Esposizioni: 1954, Milano; 1962, Lugano; 1969, Bari; 1985, Schwyz; 1990, Milano; 2014, Milano.
Bibliografia: Piero Giunni 1990, p. 34; Piero Giunni 2014, p. 15, fig. 2.

Tre fasce sfrangiate e contrastanti di densa e perentoria materia cromatica evocano il luogo alpino de La baita in uno spazio bidimensionale privo di qualsivoglia accenno di prospettiva. Il titolo rimanda a tale condensato paesaggio, che potrebbe altrimenti ascriversi a un informale “puro” del tempo, sia europeo che americano. Ma Piero Giunni ha nell’anima la natura, e da essa non può staccarsi per quel senso morale di verità che lo distingue. Tra istintiva tensione e coltivata ricerca si porta sul sottile crinale che divide il versante dell’informale rigoroso dal versante della figurazione di sentore lirico astratto. Il quadro è del 1954: sono trascorsi tre anni da quando Roberto Longhi scopre la sua pittura alla Quadriennale di Roma del 1951 e lo affida al più giovane critico Francesco Arcangeli, che tre anni dopo lo inserisce nel gruppo dei cosiddetti “Ultimi naturalisti” e nel 1958 lo presenta nella sua seconda partecipazione alla Biennale di Venezia. Qui espone Il muschio sulla casa che riecheggia la poetica de La baita: “Dimenticato, in queste opere, il grigio di Milano, questa elaborazione pittorica – scrive Arcangeli – si fa coscienza e sogno dei luoghi predestinati della sua vita: fatica delle nere pareti fumose, notte, giorno e pittura mescolati nelle altane antiche splendidi colori popolari della montagna, tutto vive nella concreta e fonda poesia d’un ‘magico quotidiano’”. Pur con l’eco del gesto informale, la composizione de La baita presenta una costruzione fortemente solida nelle forme cromatiche, valenza pittorica che Giunni aveva appreso negli anni dell’Accademia di Brera, come ebbe a dichiarare in un’intervista condotta dallo scrivente di questa nota nell’ottobre del 1996: “All’accademia ho amato molto Funi perché oltre ad essere un maestro di grande umanità, un padre e un grande pittore, aveva dei metodi di costruzione del quadro che gli altri non hanno mai insegnato” (Dal sogno al segno. Sessant’anni dell’Associazione Artistica Legnanese 1947-2007, a cura di F. Rovesti). Piero Giunni fu sodale di quell’importante gruppo di artisti usciti dalle Accademie di Brera e di Venezia (dove aveva concluso gli studi dopo la chiusura dell’Accademia milanese a causa della guerra) che rinnovarono la pittura italiana nel secondo dopoguerra nel solco delle nuove correnti orientate all’astrazione lirica o geometrica d’ascendenza realista.
Fabrizio Rovesti

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