opere in mostra

Giunni - Le rocce

56 Giunni Rocce (2)
56 Giunni Rocce (2)

PIERO GIUNNI

(Villa Cortese, Milano, 1912 - Bondone, Trento, 2000)
 

Le rocce, 1952
olio su tela, 32 x 33 cm firmato in basso al centro: “Giunni 52” collezione privata
Esposizioni: 1957, Milano; 1962, Lugano; 1969, Rovereto; 1969, Bari; 1980, Uster; 2001, Pizzighettone.

Le rocce è un piccolo, delizioso saggio di quella pratica pittorica fatta di sciabolate cromatiche essenziali che indirizzano il legnanese Piero Giunni verso un informale di vigorosa gestualità e di forte valenza coloristica ispirato alla natura. Uno dei tanti lavori con tema la montagna collocato all’inizio di un percorso espresso con piena maturità negli anni in cui l’artista farà parte degli “Ultimi naturalisti”, la definizione che da lì a poco sboccerà dall’acuta visione del critico bolognese Francesco Arcangeli. Tema che affianca quello degli antichi muri, dei campi di grano solatii, delle “apparizioni” marine. Le Alpi trentine sono una fonte inesauribile d’ispirazione per Giunni. Un intenso vento cristallino sembra investire Le rocce e con esse la fugace nube, marcando il rapido trascorrere del tempo, cronologico e atmosferico, che nel pittore è tempo psicologico. L’uomo, assente figurativamente in tutta l’opera dell’artista, diviene presenza invisibile sulle vette, nel maso, nel campo coltivato, nelle virgole che segnano le vele delle immensurabili marine del pittore. Prima della Seconda guerra mondiale Giunni frequenta l’Accademia di Brera avendo per compagni Morlotti, Cassinari, Chighine, Francese, il legnanese Bergolli, Peverelli, Dova e altri appassionati e valenti artisti alle scuole di Achille Funi, di Aldo Carpi e Carlo Carrà. Ma negli anni quaranta, a seguito della chiusura dell’ateneo milanese per cause belliche, si trasferisce all’Accademia di Venezia (docente Guido Cadorin), dove conosce Gina Maffei, anch’essa pittrice, che da lì a un paio d’anni diviene sua moglie. Comincia i lunghi soggiorni in villaggi sperduti tra le montagne del Trentino, fra Màlgolo in val di Non e Bondone nelle valli Giudicarie, da cui nascono numerose tele delle quali fa parte l’opera in esame, dipinta nel 1952, che verrà esposta alla Galleria Pater cinque anni più tardi. Al tempo aveva già tenuto la sua prima mostra personale, nel 1949, alla storica Galleria Annunciata a Milano, con presentazione di Leonardo Borgese e Ugo Nebbia. Seguiranno altre personali in varie città italiane (è presente ripetutamente a Milano alle gallerie Bergamini e Ponte Rosso, e alla Permanente) e nella vicina Svizzera. Ma la sua presenza nel panorama dell’arte italiana contemporanea assume rilevanza con la partecipazione alle più importanti manifestazioni nazionali, quali la Quadriennale di Roma nel 1951 (dove Roberto Longhi nota un suo dipinto e lo segnala al più giovane critico Francesco Arcangeli) e nel 1959, e la Biennale di Venezia nel 1956 e nel 1958. E ancora: la Mostra dei premiati alla XXVIII Biennale di Venezia a Messina, la Quadriennale di Torino negli anni 1955, 1959 e 1968, il Premio Marzotto nel 1958 e nel 1973 alla Villa Reale di Monza Pittura in Lombardia 1945-1973.
Fabrizio Rovesti

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA