opere in mostra

Opere in mostra

 

Lelli Giovan Battista - Veduta di Omegna

02 Lelli AH00975AFC
02 Lelli AH00975AFC

GIOVAN BATTISTA LELLI

(Milano, 1827-1887)
 

Veduta di Omegna, 1863-1870
olio su tela, 65,5 x 105 cm firmato in basso a destra: “Lelli G.B.” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH00975AFC
Esposizioni: 2008-2009, Bergamo, Ottocento tra realtà e sogno, s.n.; 2017, Novara, Sentieri di luce, n. 32.
Bibliografia: P. Zatti, in Le collezioni d’arte 1999, n. 147, pp. 239- 240, ill.; Ottocento tra realtà e sogno 2008.

Il dipinto è una replica esatta e di dimensioni analoghe della Veduta del paese di Omegna, lago d’Orta che fu presentata nel 1863 all’Esposizione di Belle Arti di Brera e, in quell’occasione, fu immediatamente acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione per la Pinacoteca di Brera (attualmente in deposito presso la Galleria d’Arte Moderna) (Pinacoteca di Brera 1993, n. 457). Le vedute dei dintorni del lago d’Orta e della Valsesia ricorrono con frequenza nel repertorio di Giovan Battista Lelli nel corso degli anni sessanta, come attestano le opere presentate alle esposizioni braidensi tra il 1863 e il 1864, tra le quali Rovine nel paese di Omegna, Veduta del paese di Omegna e Il torrente Strona nelle vicinanze di Omegna, cui segue la Veduta di Omegna inviata all’Esposizione di Parigi nel 1867. L’artista continua a frequentare assiduamente questi luoghi fino alla maturità, spesso in compagnia dei suoi allievi Uberto Dell’Orto e Silvio Poma, proseguendo i suoi studi dal vero in opere come Pella, lago d’Orta, riferita al 1877 (recentemente transitata sul mercato antiquario). Dopo l’esordio all’Esposizione di Brera nel 1855, il pittore ottenne un buon consenso di pubblico con un repertorio di paesaggi della regione dei laghi, delle Prealpi e delle Alpi lombarde, tra i quali si ricordano Villa Mondolfo a Como (1865, Como, Galleria Taroni; pubblicato in Pittura Lombarda 1994, n. 98), La punta di Mandello vista da Abbadia (1862, collezione privata; pubblicato in Acquosissima Lombardia 2001, p. 23) e Lago del Sasso in Valsassina (Milano, Accademia di Brera; pubblicato in Pinacoteca di Brera 1993, n. 459). Negli stessi anni Lelli divenne insegnante di disegno presso il Reale Collegio delle Fanciulle e attorno al 1867 redasse per l’editore Vallardi un Corso progressivo di paesaggi - Studi dal vero corredato da numerose tavole. Il tono intimo e meditativo che contraddistingue la sua produzione è riconducibile ai modelli di Giuseppe Canella, moderatamente aggiornati sulle nuove istanze naturaliste diffuse a Milano attraverso le opere di Julius Lange, Andreas Achenbach, Alexandre Calame. All’interno di questa ricerca si colloca anche la Veduta di Omegna che descrive con scrupolosa esattezza il piccolo borgo, appena animato dalla presenza dei pescatori in primo piano, ridotti a semplici macchiette, e immerso nell’atmosfera malinconica del lago. I calibrati effetti di luce e la luminosità chiara dello sfondo, nel quale si dissolvono le montagne, accentuano il valore evocativo del luogo, riproponendo uno schema caratteristico della pittura romantica ormai collaudato e ripetitivo, ma ancora molto apprezzato dalla committenza. Nel corso degli anni settanta, contemporaneamente all’evoluzione della pittura di paesaggio verso una maggiore adesione al dato reale e allo studio dei valori luministici e cromatici, il repertorio di Lelli fu duramente recensito dalla critica dell’epoca. In occasione dell’Esposizione di Belle Arti del 1868 fu definito “molto civile pittore, molto attillato ingegno, ma floscio e manierato e monotono” e la sua pittura tanto fredda e levigata “da mettersi sotto una campana di vetro” (Cosmate 1868, p. 2).
Elena Lissoni

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