opere in mostra

Opere in mostra

 

Morlotti - Vegetazione

54 Gallarate Galleria d'Arte MAGA Ennio Merlotti Vegetazione 1958
54 Gallarate Galleria d'Arte MAGA Ennio Merlotti Vegetazione 1958

ENNIO MORLOTTI

(Lecco, 1910 - Milano, 1992)
 

Vegetazione, 1958
olio su tela, 80 x 90 cm firmato e datato in basso a destra: “Morlotti 58”; sul retro firmato e datato: “Morlotti 58” Gallarate, Museo MA*GA, deposito da collezione privata
Bibliografia: Bruno, Castagnoli 2000, n. 454, p. 213, ill. a colori a p. 208.

Morlotti dipinge quest’opera, che intitola semplicemente Vegetazione, alla fine degli anni cinquanta, durante il suo lungo soggiorno a Imbersago che, a fasi alterne, si prolunga per circa un decennio, tra il 1955 e il 1965. Proprio in questi anni egli realizza alcune opere fondamentali dell’arte informale non solo italiana ma anche europea e il critico Arcangeli lo individua come uno degli esponenti più autorevoli di quella corrente che definisce “ultimo naturalismo” (“Paragone”, 59, 1954). Erede di una tradizione specificatamente lombarda, Morlotti la rinnova alla luce della pittura di Cézanne, approfondita attraverso la lezione di Morandi e i suoi paesaggi senza prospettiva, in cui la natura non è mai indagata come pura descrizione. Come nei paesaggi di Morandi, anche in quelli di Morlotti gli oggetti sono riconoscibili ma funzionali al racconto di una realtà altra. A Imbersago, accompagnato dalla voce calma dell’Adda, il pittore trascorre i suoi anni più sereni e più intensi, restituendone sulle tele la vegetazione, i fiori, le bagnanti e, soprattutto, il fiume. Lui stesso scriverà più tardi: “di colpo mi imbattei casualmente nel paesaggio incantevole di Imbersago […] e quel fascino mi sedusse talmente che mi insediai lì e lì ricominciai da capo a dipingere dal vero. Io penso che da Imbersago comincia la mia vera storia”. È in questi anni che Morlotti esprime l’aspirazione a partecipare sempre più pienamente alla natura che lo circonda: “Da allora sparirono i tramonti, gli orizzonti, le vedute. Mi fermai ad osservare i particolari della natura. Cominciai a sentire qualcosa di segreto e misterioso. La realtà dietro le cose; un sottofondo e una gravità attorno: e, cosa che mai avevo avvertito, di partecipare a queste cose”. Spinto dall’ansia di comprendere, il pittore lecchese rifugge dalla contemplazione, vuole andare dentro le cose, partecipare alla realtà, lasciarsene turbare e raccontarla con grande emozione. L’inquadratura non è più un’immagine colta da lontano, diventa un ritaglio di paesaggio preso da vicino, da indagare, “da aprire” per carpirne il segreto. Vegetazione esprime questa idea di pittura, resa attraverso un impasto luminoso che erode la forma: sulla tela non compare l’immagine ma la materia stessa, concreta, organica, come egli la percepisce nel suo colloquio personale e poetico con la campagna lombarda. Questa ricca materia cromatica, stesa con pennello e spatola, dà corpo a quello che lui stesso definisce il “sentimento dell’organico”. A parte il riferimento alla linea blu del cielo che sovrasta la vegetazione, unico ancoraggio all’osservazione iniziale, per il resto il pittore penetra nei particolari delle foglie, dei rami e della vita che si svolge dentro la natura, il “lato organico” appunto. Pur mantenendo sempre la leggibilità della figura, egli non rappresenta sulla tela l’apparenza delle cose ma l’emozione che esse suscitano e la sua pittura resta sempre contraddistinta dalla tensione dell’uomo verso il significato ultimo dell’esperienza, dal suo anelito di assoluto, dal suo senso di estraneità di fronte alla realtà. Scrive Cézanne: “un’arte che non ha l’emozione come principio non è arte” e nelle pagine lasciate da Morlotti si legge: “Io credo che l’arte venga dall’emozione”.
Giovanna Palamidese
Citazioni tratte da Ennio Morlotti, La vita, la pittura e il rifiuto del progetto, in “Nuova Rivista Europea”, 2, 1981, pp. 48-52, riportato in Morlotti, Mandelli, Moreni 2010, pp. 149-152.

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