opere in mostra

Opere in mostra

 

Raffaele De Grada - La collina di Crenna

45 Gallarate Galleria d'Arte MAGA De Grada Le colline di Crenna 1950
45 Gallarate Galleria d'Arte MAGA De Grada Le colline di Crenna 1950

RAFFAELE DE GRADA

(Milano, 1885-1957)
 

La collina di Crenna, 1950
olio su tela, 50 x 60 cm firmato in basso a destra: “R. de Grada” Gallarate, Museo MA*GA, inv. 016 Esposizioni: 1950, Gallarate, Primo Premio Nazionale di Pittura, n. 24; 1950, Gallarate, Collettiva Premiati; 1988, Torre Pellice, XXXVIII Mostra d’arte contemporanea, n. 2; 2000-2001, Gallarate, Il 1950.
Bibliografia: Zanella 1966, n. 24; Zanella 1972, n. 32, p. 6; Zanella 1983, n. 5, pp. 46, 50; Dragone 1988, n. 2, p. 28; Il 1950 2000, pp. 78, 214.

L’opera fu commissionata all’artista in occasione della prima edizione del Premio Nazionale d’Arte Moderna Città di Gallarate nel 1950 e donato al Comune. Un secondo paesaggio, dell’anno successivo, intitolato San Gimignano, fu invece premiato nella terza edizione nel 1952. In quel momento l’artista è al culmine della sua carriera, iniziata quando giovanissimo seguiva il padre nella sua attività di decoratore a Zurigo e successivamente a Karlsruhe. Sin dall’inizio si dedica al paesaggio, influenzato dalla pittura degli impressionisti e, in particolare, dalla conoscenza di Cézanne. Tra le due guerre si trasferisce a Firenze, dove studia la pittura dei Primitivi toscani, dal Medioevo al primo Rinascimento. Nel 1936 partecipa a Milano alla prima mostra del gruppo Novecento, di cui condivide l’idea del ritorno ai classici. La Toscana e la Lombardia, in un’ideale complementarietà, rimangono per tutta la vita i poli della sua attività e ritornano idealmente nelle due tele del Museo di Gallarate. La collina di Crenna ritrae un rione di Gallarate che negli anni cinquanta ancora manteneva caratteristiche autonome e un paesaggio sostanzialmente agricolo. Il pittore si sofferma sul contrappunto tra le masse verdi della vegetazione e le strutture ordinate delle case, secondo la sua peculiare ricostruzione del paesaggio “moderna, quasi geometrica, ma sempre legata alla natura e allo stato d’animo” (R. De Grada jr., in Il Novecento italiano 1983, p. 303). La composizione si articola in un movimento per diagonali, che trova il suo modulo nei tornanti della strada alberata che si inerpica sul fianco della collina. L’occhio dello spettatore viene così condotto dalla costruzione rustica in basso a destra verso il piccolo edificio nel centro ideale della tela, fino all’antico abitato sul crinale dominato dalle torri del castello, per raggiungere il punto culminante del campanile della chiesa in alto a sinistra. I ricordi del modello cezanniano appaiono nei volumi delle architetture e nelle scelte cromatiche declinate sull’accostamento dei verdi e dei toni bruno-rossicci, ma con una stesura libera e sciolta tipica degli anni della maturità.
Paola Viotto

© Copyright 2017 by Fondazione Cariplo. Tutti i diritti riservati
Esclusivamente i contenuti della collezione online di artgate-cariplo.it sono disponibili secondo una licenza CC BY-SA