opere in mostra

Opere in mostra

 

Riccardo Pellegrini - Il ponte medioevale sul Ticino a Pavia

17 Pellegrini AH01722AFC
17 Pellegrini AH01722AFC

RICCARDO PELLEGRINI

(Milano, 1863 - Crescenzago, Milano, 1934)
 

Ponte Ticino a Pavia, 1900-1915
olio su tela, 70 x 131 cm firmato in basso a destra: “Riccardo/ Pellegrini”; al verso, sulla tela a sinistra: “Riccardo/Pellegrini”; a destra: “Il ponte medievale sul Ticino a Pavia” Milano, Collezione Fondazione Cariplo, inv. AH01722AFC
Esposizioni: 1926, Milano, Riccardo Pellegrini, n. 1; 2010, Pavia, Da Hayez a Sironi, n. 9.
Bibliografia: Riccardo Pellegrini 1926, n. 1, p. 13 (Ponte Ticino a Pavia, non illustrato); S. Rebora, in Le collezioni d’arte 1999, n. 197, pp. 296-297, ill. (scheda ripubblicata in Da Hayez a Sironi 2010); Da Hayez a Sironi 2010, n. 9, p. 34, ill. p. 35.

L’opera è identificabile con Ponte Ticino a Pavia, esposto in occasione della mostra personale dell’artista allestita nel 1926 presso le sale della Bottega di Poesia a Milano, insieme con Sulle rive del Ticino, Lavandaia a Pavia, Lavandaie sul Ticino. Qui Pellegrini ritrae un panorama di Pavia e dell’antico Ponte Coperto (detto anche Ponte Vecchio) ripreso dalla riva del quartiere di Borgo Ticino. La veduta, ampliata in una visione grandangolare, è arricchita da numerosi dettagli che guidano lo spettatore dal primo piano, con le figure delle lavandaie, fino all’argine opposto, dove si distinguono, a sinistra, il duomo e la torre civica (ora non più esistente) e, a destra, una delle torri del castello visconteo. La condotta pittorica è caratterizzata da una trama di pennellate ricche e corpose che definiscono il primo piano, mentre una stesura più fluida e sciolta restituisce i riflessi delle acque del fiume e la trasparenza del cielo in lontananza. Questa sperimentazione pittorica, riconducibile a una matrice naturalista, si ritrova anche nel vasto paesaggio Quiete invernale, esposto in occasione mostra postuma dell’artista allestita presso la Galleria della Rotonda a Milano nel giugno del 1935. A partire dal 1890 e fino al 1920 il ponte medievale sul Ticino era stato replicato in innumerevoli versioni anche dal paesaggista Ezechiele Acerbi, specializzatosi in una vasta produzione di vedute fluviali e cittadine di grande successo commerciale, tra le quali Veduta di Pavia, con il Nano del Ponte (Pavia, Musei Civici) e Il Ponte coperto sul Ticino (Pavia, Musei Civici), quest’ultima affine nel taglio prospettico al dipinto in mostra a tal punto da costituirne forse il modello. La duratura fortuna del soggetto è attestata, inoltre, dalle numerose repliche e varianti realizzate fino agli anni trenta dagli artisti che si erano formati presso la Civica Scuola di Pittura di Pavia, come documentano Ponte vecchio di Riccardo Virgilio (collezione privata), Il Ponte Vecchio con lavandaie di Mario Acerbi, figlio di Ezechiele, anch’esso nella Collezione Fondazione Cariplo, e il Panorama di Pavia con le lavandaie di Contardo Barbieri (1920 circa, collezione privata). A questa produzione più tarda è accostabile anche l’opera di Pellegrini, verosimilmente realizzata al rientro del pittore da un lungo viaggio attraverso l’Europa che lo vede in Spagna, a Parigi e, infine, a Londra, nel 1912, dove si afferma come illustratore di rilievo internazionale. In occasione di questi soggiorni egli definisce il proprio repertorio tematico, specializzandosi in una vasta produzione di scene di genere contraddistinta da un tono disimpegnato e da soggetti piacevoli. La stessa vivacità narrativa ricorre anche nell’episodio delle lavandaie al lavoro in questo dipinto e, tra gli altri, in Cortile rustico (Bergamo, Accademia Carrara), Mercato di fiori in Spagna (Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi) e in Domenica all’aperto (Pavia, Musei Civici).
Elena Lissoni

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