opere in mostra

Tosi - Rovetta

47 Arturo Tosi
47 Arturo Tosi

ARTURO TOSI

(Busto Arsizio, Varese, 1871 - Milano, 1956)
 

La piana di Rovetta, s.d.
olio su tela, 50 x 60 cm collezione privata

Cézanne dipinse numerose volte La Montagne Sainte- Victoire in una ricerca volta a esprimere nella sua pittura “le strutture profonde dell’essere”. Il bustese Arturo Tosi fece altrettanto aprendo lo sguardo all’altopiano di Rovetta, cinto dai monti della val Seriana, dove nel 1905 aveva acquistato una casa-studio per la stagione calda. Il sentimento che lo pervade nel riprendere ripetutamente quel paesaggio è ben spiegato in una intervista del 1928: “Vado da parecchi anni a passar l’estate a Rovetta, un bel sito: una finestra dal mio studio guarda i campi, e quando esco non incontro nessuno. […] Credo che non si possa dipingere un paesaggio se non si conosce così: a furia di guardarlo, e nei momenti più diversi, ti vien fatto di coglierne a un tratto il senso profondo, che magari le altre volte ti era sfuggito; e allora dici: ci siamo. […] Tra il tuo sentimento e quello delle cose c’è una rispondenza immediata, intima, indiscutibile” (Aligi, Visite ad artisti. Arturo Tosi, in “La Fiera Letteraria”, 236, marzo 1928). Tosi, che aveva già avuto modo di apprezzare l’opera del maestro d’oltralpe nei viaggi parigini ai primi del Novecento, scopre appieno la sua arte nella Biennale di Venezia del 1920: a partire da tale folgorazione di senso “ontologico” inizia a strutturare più intensamente la visioni della natura lasciando alle spalle l’elaborazione sentimentale ottocentesca e le cromie impressionistiche di una pittura da lui stesso definita “alcoolica”, per l’impeto con cui stende sulla tela vorticanti impasti cromatici. Superata questa fase di inquietudine creativa, e meditata a fondo la lezione cezanniana, Tosi recupera il senso classico insito nella natura, portandosi nell’alveo della poetica novecentista. Nel 1924 inizia a frequentare la cerchia di Margherita Sarfatti, che lo inserisce l’anno seguente nel comitato direttivo del gruppo di Novecento, dove acquisisce nuovo prestigio con la partecipazione a mostre anche in ambito internazionale. La sua vicinanza alle istanze culturali e alle istituzioni artistiche del Ventennio, gli procurano alla fine della Seconda guerra mondiale non pochi problemi, tra cui l’incendio nel 1944 del suo studio di Rovetta. Il dipinto La piana di Rovetta (privo di firma e di data come diversi altri quadri dell’artista), proveniente da una collezione privata, è un significativo esempio nell’opera tosiana di una strutturazione “architettonica” dello spazio naturale sviluppato in fasce successive: il terreno nella parte inferiore è percorso orizzontalmente da una sorta di doppio architrave leggermente inclinato che sostiene il campo successivo dell’altopiano disteso sino alla linea piante-case-collina prima di inerpicarsi nell’espansa montagna che chiude il corpo plastico del paesaggio. Sopra si apre, in uno spazio strettamente complementare, un cielo dipinto in tenue cromie coralline che inondano la natura tutta nel silente compiersi di un tramonto.
Fabrizio Rovesti

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