opere in mostra

Opere in mostra

 

Umberto Lilloni - Il laghetto

43 LILLONI   laghetto
43 LILLONI laghetto

UMBERTO LILLONI

(Milano, 1898-1980)
 

Il Laghetto, 1952
olio su tela, 80 x 105 cm firmato in basso a destra: “Lilloni 52” Gruppo Banco BPM - Collezione Banca Popolare di Milano, inv. 251354
Bibliografia: Tra ’800 e ’900 2010, ill. p. 195.

Quando nel 1952 Umberto Lilloni dipinge Il Laghetto sono trascorsi vent’anni dall’atto di nascita della poetica chiarista. Infatti il pittore e scrittore Leonardo Borgese recensendo sull’“Italia Letteraria” la VI Mostra sindacale lombarda alla Permanente di Milano del 1935 osservava: “[Lilloni] sta orientandosi verso una pittura chiara e leggera”, tendenza nuova nella quale il critico inserisce inoltre Del Bon, De Rocchi e Spilimbergo, pittori che, con un più defilato De Amicis, costituiranno il Chiarismo milanese. Una comune temperie espressiva, nella quale prevale il colore-luce sulla definizione della forma, volta a superare le esperienze dei pittori radunati nel cosiddetto Novecento, la cui arte si fonda su una solida plasticità classica dai cromatismi intensi e profondi che raggiunge esiti possenti nell’opera di Mario Sironi, un’altra presenza importante in questa mostra legnanese. Nella vasta produzione pittorica del 1952, che comprende anche vedute storiche caratteristiche dell’antica Milano, si inserisce l’olio Il Laghetto, un luogo rappresentato da Lilloni a poco più di cent’anni della scomparsa del bacino. Il laghetto di Santo Stefano (così chiamato per la presenza della chiesa omonima) era il punto d’arrivo in terra ferma dei blocchi di marmo di Candoglia per la costruzione del duomo: provenienti dal lago Maggiore, le imbarcazioni precorrevano il Ticino quindi il Naviglio Grande passando poi alla cerchia interna grazie alla conca di Viarenna sino a raggiungere il porticciolo situato a circa 500 metri dalla cattedrale, dove oggi, appunto, c’è la via Laghetto. Fatto costruire da Gian Galeazzo Visconti nel 1388 dove era situato il primo “Verziere” milanese (si veda la scheda dell’omonimo dipinto di Lilloni), il Laghetto accorciava di un chilometro e mezzo il precedente punto di arrivo del marmo a Milano, il laghetto di Sant’Eustorgio (odierna Darsena). Il laghetto di Santo Stefano fu utile anche per lo scarico di altro materiale, in particolare il carbone portato dai “tencitt”, carbonai, ma i miasmi esalati dalle acque stagnanti portarono alla sua copertura nel 1857. Fu lo stesso imperatore d’Austria Francesco Giuseppe a ordinarla per motivi di igiene pubblica dopo aver constatato personalmente la situazione nociva soprattutto per gli ammalati dell’attiguo Ospedale Maggiore. Umberto Lilloni nel rappresentare quel luogo si affida totalmente alle immagini dei secoli passati, soprattutto stampe, che riprendono il caratteristico angolo brulicante di vita nella Milano “città d’acqua”. Ma lo fa cancellando qualsiasi presenza umana, mentre, con limpida precisione, non trascura alcun dettaglio sia degli edifici che si affacciano sul Laghetto (si nota perfino sulla sponda nord il “falconetto”, gru in ferro e legno usata per spostare i carichi pesanti) sia di quelli delineati in lontananza come il duomo, così come delle barche, private dal pittore dei rematori. L’artista crea dunque una sorta di paesaggio urbano fiabesco, silente, che vive nella memoria storica cittadina come un fantasma. Esiti raggiunti grazie a un elevato lirismo pittorico che fa ricorso a una delicata tavolozza tonale impostata sugli azzurri, i grigi e le terre, e a un segno prossimo al grafismo orientale.
Fabrizio Rovesti

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