opere in mostra

Opere in mostra

 

Felice Giuseppe Vertua – Veduta di Cremona dalla cappella di San Rocco

Felice Giuseppe Vertua, Veduta di Cremona dalla cappella di San Rocco
Felice Giuseppe Vertua, Veduta di Cremona dalla cappella di San Rocco

Felice Giuseppe Vertua

(Cremona, 1820 - 1862)
 

Veduta di Cremona dalla cappella di San Rocco, 1850 circa
olio su tela, 37,5 × 59,7 cm
Cremona, Pinacoteca Ala Ponzone, inv. 2118 (in deposito dalla Pinacoteca Civica di Pavia)


La veduta è una importante testimonianza dell’antica topografia cremonese: la strada è la “Giuseppina vecchia”, ossia l’antica via per Casalmaggiore, attualmente via San Rocco per la presenza della cappella dedicata al santo di cui si nota appena il portichetto addossato alla facciata. In lontananza si profilano i tetti e i pinnacoli della cattedrale col Torrazzo e le altre torri della città, un poco spostate verso sinistra rispetto alla situazione reale, per comprensibili esigenze compositive. La presenza di una superficie acquorea è intuibile nel dipinto tra i cespugli a sinistra e nella situazione attuale pare corrispondere a un bodrio ivi esistente. Il sentiero che si stacca dalla strada a sinistra in primo piano portava, come ancora oggi, alla cascina San Rocco che dall’antico sacello aveva preso nome. L’unico elemento architettonico rimasto immutato, per quanto di recente ristrutturato, è l’edificio rurale sulla destra con portico su tre pilastri, di caratteristiche forme primo-ottocentesche. Nonostante l’inconfondibile mole del Torrazzo, il quadro venne a lungo scambiato per una veduta di Lodi dal rivellino di porta Adda e fu merito di Alfredo Puerari riconoscerne con precisione la topografia cremonese. Il dipinto si trovava allora nella Pinacoteca di Pavia – cui appartiene tuttora –, dove non aveva goduto di grande interesse da parte degli studiosi locali. Tuttavia Puerari riteneva di poter attribuire la tela al pittore paesaggista Giulio Gorra, noto per alcune opere conservate nella Pinacoteca Ala Ponzone, e come tale l’opera venne in seguito pubblicata (Peroni 1963). Solo dopo il restauro eseguito in occasione della mostra cremonese sul vedutismo ottocentesco (Vedutismo e pittura di paesaggio 2002) si è ritornati a considerare il dipinto, fino ad allora confinato nei depositi del museo pavese. Se il riferimento a Gorra non era mai stato discusso dopo l’attribuzione di Puerari, apparvero però subito evidenti in quella occasione, ed enfatizzati dalla pulitura, i legami molto forti con la pittura di Vertua, nella sua più spiccata fase canelliana. Sono quasi citazioni dal maestro veronese la diffusa atmosfera dorata e i viandanti che nell’ora di un tramonto autunnale si apprestano a rientrare in città, o a tornarsene nei villaggi, proiettando lunghe ombre sul terreno.
Mario Marubbi

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